Come cambierà la nostra vita nel corso di questo secolo? È la domanda a cui cercano di rispondere i futurologi e gli esperti di futures studies, la disciplina che studia gli scenari futuri. Roberto Paura, Presidente dell’Italian Institute for the Future, ne parlerà mercoledì 11 giugno al MUSE, il Museo della Scienza di Trento, alle ore 20.45 nell’ambito della rassegna “MUSE fuori orario“.

Nel corso dell’incontro saranno presentati dieci possibili scenari, a partire da altrettante immagini della fantascienza cinematografica che spesso anticipano il futuro che verrà. L’impiego dei big data nella nostra vita quotidiana e il rischio di una società “panopicton”, gli utilizzi futuribili dei cosiddetti avatar nel nostro quotidiano e il superamento dei confini terrestri alla conquista di luoghi abitabili sono solo alcuni dei temi focali della conferenza.

Per ulteriori informazioni: www.muse.it

L’Italian Institute for the Future aderisce alla prima edizione della manifestazione nazionale “La Notte del Lavoro Narrato”. Trascorreremo la sera del 30 aprile in compagnia di giovani ricercatori scientifici che racconteranno il loro lavoro attraverso tre oggetti: un libro, un luogo e un film.

Condivideremo insieme passioni, idee e prospettive per il futuro. Anzi, se vorrai, potrai raccontare anche tu la tua storia.

Perché vogliamo raccontare l’Italia che pensa «lavoro, dunque valgo», merito rispetto, considerazione.

Perché ci piace l’Italia che dà più valore al lavoro e meno valore ai soldi, più valore a ciò che si sa e a ciò che si fa e meno valore a ciò che ha.

Questo momento di convivialità sarà accompagnato da un buffet offerto dall’IIF.

L’appuntamento è per mercoledì 30 aprile 2014 alle ore 20.30 presso la sede dell’IIF in via S. Biagio dei Librai 121 (Palazzo Diomede Carafa)

I futures studies costituiscono una disciplina in crescita nei paesi anglosassoni ormai da diversi anni, anche grazie all’azione di centri di ricerca indipendenti o accademici.

Oggi i centri di futures studies negli Stati Uniti si dividono in dipartimenti universitari e, principalmente, organizzazioni no-profit. Nel primo caso – es. Hawaii Research Center for Futures Studies e Houston Futures – le attività di ricerca avvengono all’interno dei corsi di studio e i finanziamenti provengono in massima parte dall’università stessa. Negli altri casi il contributo di enti pubblici sia federali che locali è rilevante, ma in ugual misura vengono erogati finanziamenti da parte di enti privati, principalmente aziende nazionali e multinazionali che attingono dal lavoro di questi centri per poter modellare le proprie politiche commerciali.

L’orizzonte temporale preso in considerazione dai centri di futures studies americani è particolarmente ampio. L’obiettivo della previsione a lungo termine è quello di convogliare in un’unica traiettoria studi in materie scientifiche e tecnologiche, ingegneria sociale e discipline economico-finanziarie. La chiave di lettura è quindi necessariamente multidisciplinare.

In Italia non esiste una reale attenzione ai futures studies, sebbene non siano mancate rare eccezioni, come il contributo di Aurelio Peccei alla fondazione del Club di Roma, quello di Eleonora Masini presso l’Università Gregoriana di Roma (la Masini è stata a lungo presidente della World Futures Studies Federation), e il recente corso di previsione sociale presso il Dipartimento di Sociologia dell’Università di Trento. Ma non esistono, allo stato attuale, centri di ricerca o think-tank dedicati esclusivamente allo studio del futuro. L’Italian Institute for the Future è la prima realtà del genere in Italia, costituita al fine di introdurre anche nel nostro paese la branca dei futures studies.

Tale disciplina rientra generalmente all’interno delle scienze sociali, dato il ruolo rilevante delle scienze politiche, economiche e sociologiche allo studio degli scenari futuri. Siamo pertanto lieti che il primo seminario italiano dedicato ai futures studies, che terremo a Napoli, città in cui l’IIF ha sede, abbia ricevuto l’ospitalità del Dipartimento di Scienze Sociali dell’Università “Federico II”. Il seminario prevede 7 incontri nei mesi di aprile e maggio ed è aperto a tutti previa iscrizione all’indirizzo segreteria@futureinstitute.it. E’ data possibilità a 40 studenti dei corsi di laurea magistrale di Scienze Sociali della “Federico II” di ottenere 2 crediti formativi per la partecipazione ad almeno 6 incontri e l’elaborazione di un paper finale. Maggiori informazioni saranno fornite nel corso del seminario.

PROGRAMMA

  1. LA GEOPOLITICA DEL TERZO MILLENNIO – VEN. 11 APRILE ore 15.00-18.00 presso Italian Institute for the Future, via S. Biagio dei Librai 121
    con Ottorino Cappelli (Analisi comparata dei sistemi politici – Università “L’Orientale”), Marco Emanuele (Globalità e complessità – Link Campus Univeristy), Maria Cristina Ercolessi (L’Africa nel sistema internazionale – Università “L’Orientale”) , Mons. Gennaro Matino (Curia di Napoli).
    Modera: Nicola Sindaco
  2. ECONOMIA PER LE NUOVE GENERAZIONI – GIOV. 24 APRILE ore 15.00-18.00 presso Dipartimento di Scienze Sociali – Vico Monte di Pietà 1
     con Pietro Masina (Economia politica internazionale – Università “L’Orientale”), Renato Briganti (Istituzioni diritto pubblico – Università “Federico II”), Paolo Stampacchia (Economia e gestione delle imprese – Università “Federico II”). Interviene: Alessandra Clemente, Assessore alle Politiche Giovanili e all’Innovazione del Comune di Napoli.
    Modera: Andrea Gatto
  3. I LIMITI DELLO SVILUPPO – VEN. 2 MAGGIO ore 15.00-18.00 presso Dipartimento di Scienze Sociali – Vico Monte di Pietà 1
    con Roberto Paura (Italian Institute for the Future) e ospiti da confermare.
  4. LA GENERAZIONE DIGITALE – VEN. 9 MAGGIO ore 15.00-18.00 presso Dipartimento di Scienze Sociali – Vico Monte di Pietà 1
    con Sergio Brancato (Sociologia dell’industria culturale – Università “Federico II”), Adolfo Fattori (Dip. Scienze Sociali Università “Federico II”), Gianfranco Pecchinenda (Sociologia della conoscenza – Università “Federico II”).
    Modera: Vincenzo Luise
  5. IL FUTURO DELLE CITTA’ – VEN. 16 MAGGIO ore 15.00-18.00 presso Dipartimento di Scienze Sociali – Vico Monte di Pietà 1
    con Fabio Corbisiero (Pianificazione territoriale e sviluppo sostenibile – Università “Federico II”), Daniele Pitteri (Moha, Frili Future Forum).
    Modera: Daniela Porpiglia
  6. STRATEGIE PER L’AMBIENTE CHE CAMBIA – VEN. 23 MAGGIO ore 15.00-18.00 presso Dipartimento di Scienze Sociali – Vico Monte di Pietà 1
    con Domenico Villacci (Centro euromediterraneo cambiamenti climatici), Giancarlo Abbate (Dip. Fisica Università “Federico II”). Modera: Carmen Papaleo
  7. GESTIONE E PREVISIONE DELLE CRISI FINANZIARIE – VEN. 30 MAGGIO ore 15.00-18.00 presso Dipartimento di Scienze Sociali – Vico Monte di Pietà 1
    con Pietro Senesi (Economia politica – Università “L’Orientale”), Alessandro Marchesiani (Economia politica – UniTelma Sapienza). Modera: Carmen Papaleo.

FUTURES

 

Per la serie “Il Club dei Futuriani”,  venerdì 27 dicembre 2013 alle ore 18.30 l’Italian Institute for the Future e l’associazione InterNà organizzano l’incontro “Brasile, terra del futuro“. Christian Piscopo dell’Istituto Italiano di Cultura a Rio de Janeiro ci spiegherà perché il Brasile può esser considerato a tutti gli effetti una potenza mondiale… e non solo!

Dopo un dibattito aperto a chiunque avesse interesse verso questa terra piena di prospettive, ci sarà un aperitivo brasiliano da non perdere!

Vi aspettiamo presso la sede dell’IIF in via San Biagio dei Librai, 121 (Palazzo Diomede Carafa).

Giovedì 12 Dicembre incontreremo il prof. Paolo Netti, direttore dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Napoli per discutere con lui delle più avanzate tecnologie e di come cambieranno radicalmente la nostra vita quotidiana. A seguire ci sarà l’aperitivo offerto dall’Istituto.

Paolo A. Netti ha conseguito il dottorato in Ingegneria Chimica nel 1994 all’Università di Napoli “Federico II”. Nel corso dei suoi studi ha lavorato all’Istituto di ricerca in materiali biomedicali all’Università di Londra. Ha successivamente svolto il post-dottorato all’Università di Harvard, dove è rimasto per oltre quattro anni. Attualmente è coordinatore del Centro di Biomateriali Avanzati per la Sanità all’Istituto Italiano di Tecnologia e docente ordinario di Scienza dei Materiali all’Università “Federico II”. IE’ stato membro di diversi panel della Commissione Scientifica Europea per la definizione di una roadmap europea per lo sviluppo di nuove piattaforme di biomateriali (VII programma quadro) ed tutor di diverse piattaforme di ricerca del Ministero dell’Università e Ricerca italiano.

Italian Institute for the Future – via S. Biagio dei Librai 121, Napoli
ore 18.00

 

E’ possibile rivedere i video dell’evento “Italia 2050 – il futuro remoto del nostro paese” in questa pagina grazie al canale WebTV di Città della Scienza, che ha realizzato la diretta streaming della giornata. Per motivi tecnici i video sono stati divisi in diverse parti, riportate di seguito in ordine cronologico.

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Discorso_PauraDiscorso del presidente Roberto Paura all’Assemblea Costituente dell’IIF sabato 28 settembre 2013 presso l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici. 

Vorrei iniziare ringraziando l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, per l’ospitalità che ha voluto concedere a questo evento. Quando abbiamo iniziato a pensare a dove tenere l’Assemblea Costituente dell’Italian Institute for the Future, subito ci siamo detti che l’IISF fosse la sede più adatta. Non solo per il grande valore storico del Palazzo Serra di Cassano, un palazzo che da sempre è stato faro dei principi illuministi in una città in cui, inutile negarlo, le ombre prevalgono sulla luce. Ma anche per lo straordinario carattere interdisciplinare dell’Istituto. Qui molti di noi hanno potuto ascoltare conferenze, lezioni, seminari di filosofia, di storia, di scienze. E l’Italian Instute for the Future condivide con l’IISF il carattere interdisciplinare, la convinzione cioè che le grandi sfide del futuro si possano affrontare solo se si abbattono i muri che dividono i settori del sapere e si è in grado di fondere il sapere umanistico con quello scientifico. Grazie quindi al Presidente Marotta e al Prof. Gargano, che ha accolto subito con entusiasmo la nostra proposta.

Le sfide del futuro, dicevo. Perché è da qui che nasce la “nostra proposta”, l’Italian Institute for the Future. Ieri il panel internazionale sul cambiamento climatico dell’ONU ha presentato il suo quinto rapporto, a cinque anni dal precedente. Gli scienziati sono unanimi nel sostenere che, se entro dieci anni non invertiremo la tendenza, le temperature medie saliranno di 4° e i mari si solleveranno di 60 cm entro la fine del secolo. Per capire cosa vuol dire, basti pensare che il clima della Terra tornerà a essere quello che c’era al tempo dei dinosauri, prima dell’avvento dell’uomo, mentre intere città costiere saranno sommerse. Probabilmente nel 2100, o anche prima, scenderemo da Monte di Dio e faremo il bagno a piazza Plebiscito. Dieci anni, in questi casi, è come dire “dopodomani”. Eppure è il tempo che ci è rimasto, nonostante sono ormai trent’anni che siamo consapevoli del problema del riscaldamento globale legato alle emissioni di gas serra da parte delle nostre industrie, delle nostre auto, degli aerei, degli allevamenti intensivi, del disboscamento. E non si è fatto niente, in questi trent’anni.

Pensiamo a fatti più concreti e vicini alla nostra esperienza quotidiana. Qualcuno ricorda quante riforme delle pensioni sono state fatte negli ultimi quarant’anni? Non credo. Eppure il problema è molto semplice e prevedibile: l’aspettativa di vita è aumentata al ritmo di un anno di vita in più ogni quattro anni, con il risultato che nel 1973 era di 71 anni e oggi è di 81. Viviamo in media dieci anni in più, ma il sistema pensionistico non è in grado di pagare dieci anni di pensione in più. Magari possiamo risolvere il problema accumulando debito pubblico. Lo abbiamo fatto per oltre cinquant’anni. Oggi però ci siamo svegliati e ci siamo accorti che troppo debito fa male. L’Istituto Bruno Leoni ci ricorda che i nostri figli nascono con un debito pubblico pro-capite di 30.000 euro. Una pesante eredità, non c’è che dire.

Cosa ha fatto la politica per risolvere questi problemi? Quello che fa la peggiore delle casalinghe (o dei casalinghi): mettere la polvere sotto il tappeto. Ma la polvere man mano si accumula e prima o poi il tappeto non basterà a nasconderla. Così oggi ci troviamo nella situazione che conosciamo. Non solo in Italia, ma in tutto il mondo. L’Italia, dal canto suo, ha più di un problema con il futuro. Basti pensare al teatrino a cui assistiamo in televisione con gli annunci di tasse cancellate oggi per essere reintrodotte domani. In due anni abbiamo avuto tre governi e probabilmente ne avremo un quarto a breve. Qui a Napoli proprio oggi doveva essere inaugurato il Forum delle Culture, assegnato alla città nel lontano 2007. In sei anni l’amministrazione comunale non è riuscita a realizzare neanche un evento del Forum. Eppure si parla tanto di futuro. Sentiamo parlare del futuro dei giovani, del futuro dell’Italia, del futuro dell’innovazione. “Futuro” è una delle parole più amate da chi fa politica. Peccato però che resti solo una parola. Quando abbiamo deciso di fondare questo Italian Institute for the Future, abbiamo preso l’impegno di trasformare questa parola in una realtà. Di rendere concreta quest’idea che molti considerano astratta. Di cominciare davvero a costruire il futuro.

Per spiegarvi in breve qual è la missione dell’IIF, bastano infatti due parole: “prevedere” e “costruire”. È per questo che abbiamo scelto come motto la famosa frase di Alan Kay, informatico e visionario americano: “Il miglior modo di prevedere il futuro è costruirlo”. L’originale dice to invent it, “inventarlo”, ma preferiamo tradurlo come “costruirlo”, perché dire che per predire il futuro bisogna inventarlo sembra un po’ dire che tiriamo a indovinare. Invece l’IIF intende queste due parole alla lettera: prevedere il futuro e costruirlo.

Da sempre l’uomo cerca di prevedere il futuro. L’oracolo di Delfi, la Sibilla cumana, gli aruspici romani, i profeti, i veggenti come Nostradamus, fino ai medium di oggi, sono tutti tentativi di “vedere” il futuro, il territorio inesplorato per antonomasia. Negli ultimi decenni abbiamo iniziato a farlo con mezzi molto meno mistici di quelli usati dai nostri antenati.  Con i computer abbiamo iniziato a sviluppare simulazioni in grado di prevedere l’evoluzione di alcuni sistemi, come il traffico automobilistico o la diffusione di una pandemia virale. Con la branca dei sistemi complessi abbiamo iniziato a comprendere matematicamente il comportamento del clima, e da lì ci stiamo avvicinando a prevedere anche fenomeni umani, come la dinamica della criminalità in aree specifiche, o la possibilità che esploda una nuova crisi economica. Progetti di ricerca per la previsione sociale, che incrociano sociologia, politologia, economia e matematica, sono all’ordine del giorno all’estero e ricevono finanziamenti anche da grandi gruppi industriali e tecnologici, alcuni dei quali mettono a disposizione i propri supercomputer per sviluppare simulazioni altamente realistiche. A queste analisi quantitative si accompagnano le più tradizionali analisi qualitative, che attraverso lo studio del passato e del presente giungono a prevedere i trend e i megatrend del futuro. Oggi questa disciplina è chiamata futures studies, studi sul futuro, o meglio “sui futuri”, perché di futuri ce ne sono tanti. Esistono centri di futures studies in molte parti del mondo: negli Stati Uniti, dove sono nati, come in Canada, in Inghilterra, in Francia, in Scandinavia, ma anche in Egitto o in India. In Italia no.

Eppure l’Italia ne avrebbe davvero bisogno. Il famoso editorialista e scrittore americano Thomas Friedman ha scritto proprio ieri sul New York Times che i paesi che non pianificano il futuro sono destinati al declino. E Friedman si stava riferendo agli Stati Uniti. Immaginate cosa penserà dell’Italia. Oggi ogni paese del mondo dovrebbe pianificare le proprie politiche in un’ottica pluridecennale, se vuole sopravvivere alle sfide del futuro. Vale la pena ricordare – lo abbiamo scritto anche nella presentazione cartacea che avete ricevuto – che il fisico e astronomo Lord Martin Rees, presidente della Royal Society, sostiene che l’umanità abbia una possibilità su due di non sopravvivere a questo secolo. Ebbene, se dovessimo fare una previsione anche noi, l’Italia sarebbe tra le prime nazioni a non sopravvivere.

Provare a predire il futuro, o meglio ad elaborare degli scenari previsionali sul futuro a lungo termine, non può essere dunque il solo scopo di un progetto come il nostro. A differenza dei tradizionali centri di futures studies, l’IIF non si limita a predire, ma anche a costruire. Il futuro, lo sappiamo, non è scritto o predeterminato; esiste come probabilità. Come nel caso del principio di indeterminazione della fisica, il futuro è solo un insieme potenzialmente infinito di scenari realizzabili, finché l’uomo non l’osserva e osservandolo fa “collassare” i tanti futuri possibili in uno solo. È a noi quindi che tocca il compito di decidere quale futuro vogliamo. Oltre a prevedere una serie di possibilità, dobbiamo lavorare per realizzare la migliore possibile. Questo vuol dire fare dell’IIF un autentico “movimento per il futuro”; per questo abbiamo preferito anche non chiamarci “Institute for Futures Studies” come molte realtà simili, ma “for the Future”, per il futuro, cioè a favore del futuro. Noi vogliamo essere qualcosa di simile, per capirci, a un movimento come Greenpeace, che porta avanti i suoi principi sensibilizzando l’opinione pubblica e facendo lobbying a livello politico.

Quando dico “lobbying”, intendo l’accezione positiva del termine: una pressione sui decisori politici affinché inizino ad aprire gli occhi e a comprendere l’importanza di una pianificazione a lungo termine, di leggi che producano effetti non solo per l’oggi, ma anche per il domani. E questo è uno dei nostri obiettivi più importanti. L’altro è rivolto, invece, all’opinione pubblica. Perché, diciamoci la verità, quanti di noi si preoccupano davvero per il futuro? Quando parliamo del 2050, immaginiamo scenari fantascientifici che non vedremo mai. Ma non è così. Il 2050 è tra trentasette anni. Buona parte di chi oggi si trova in questa sala sarà ancora vivo quell’anno. E sicuramente lo saranno i nostri figli. Il futuro deve importarci, perché è dove vivremo il resto della nostra vita. Non siamo stati abituati a pensare sul lungo periodo, ma dobbiamo iniziare a farlo, come le formiche che si preparano per l’inverno. Le formiche vivono in media un paio d’anni, ma pianificano per l’anno successivo. Fatta la dovuta comparazione, sarebbe come se noi programmassimo con un orizzonte di quarant’anni. Ma non lo facciamo. Non ci meravigliamo allora se le formiche esistono sulla Terra da 150 milioni di anni, e sono passate indenni attraverso più estinzioni di massa, mentre la nostra specie esiste da appena un milione di anni, ed è stata più volta sull’orlo dell’estinzione.

Cambiare abitudini e modi di pensare non è facile. È per questo forse che i soci fondatori dell’IIF sono tutti molto giovani. La nostra generazione ha subito più di tutte le conseguenze della mancata programmazione, della ristrettezza di vedute della politica, dell’incapacità di pensare al futuro. Il Sud Italia, in particolare, soffre da ormai due secoli una crisi insanabile, dovuta all’inadeguatezza della sua classe dirigente e al menefreghismo di buona parte dei suoi abitanti. Oggi molti nostri coetanei sono emigrati al Nord e all’estero; chi resta deve accontentarsi di lavori di basso profilo, perché il Mezzogiorno non ha bisogno di giovani formati e qualificati, non avendo posti per loro. Non meravigliamoci allora della decadenza che il Sud e tutta l’Italia vivono ormai da anni. Non accusiamo, come al solito, gli altri: i Savoia ieri, la Germania oggi, o Bruxelles. La colpa è nostra. Un uomo che si taglia le gambe è un pazzo destinato a morire. Ma è questo che l’Italia sta facendo. Per questo crediamo tocchi a noi, a tutti noi, darci da fare per cambiare il nostro futuro. Non ci facciamo illusioni. Non crediamo sia un compito facile, tutt’altro. Forse non ci riusciremo, forse falliremo. Ma ci proveremo. Come disse il presidente Kennedy al Congresso degli Stati Uniti nel 1961, quando annunciò che entro quel decennio l’America avrebbe mandato un astronauta sulla Luna, “abbiamo deciso di farlo non perché sia facile, ma proprio perché è difficile”.

Grazie!

Una giornata per discutere sull’Italia che sarà e sulle politiche da adottare per migliorare il nostro paese e renderlo pronto ad affrontare le grandi sfide del domani.

“Italia 2050” mette insieme alcuni dei massimi esperti di economia, politica estera, innovazione, scienza e sostenibilità per cercare di riflettere sulle sfide di lungo periodo e giungere a un visione condivisa dell’Italia che vogliamo.

Una tavola rotonda e due workshop in cui il pubblico può diventare protagonista del dibattito sul futuro del nostro paese, avanzando insieme proposte per realizzare scenari desiderabili e includerli in un’Agenda per l’Italia del 2050.

Tutto questo è “Italia 2050 – il futuro remoto del nostro paese”, un evento che si terrà sabato 16 novembre 2013 alla Città della Scienza di Napoli.

PROGRAMMA

ore 10.30 – Apertura dei lavori

  • Roberto Paura – Presidente Italian Institute for the Future
  • Mario Raffa – Direttore Consiglio Scientifico Fondazione IDIS

ore 10.45 – I Tavola rotonda “Per un mondo più sostenibile”:

  • Vittorio Cogliati Dezza – Legambiente
  • Paolo Magri – ISPI
  • Paolo Ricci – Università del Sannio
  • Domenico Villacci – Centro Euromediterraneo Cambiamenti Climatici
  • modera: Stefano Liberti.

ore 12.00 – II Tavola rotonda “Per un’Italia più moderna”:

  • Ezio Bussoletti – Agenzia Spaziale Italiana
  • Andrea Poggio – Fondazione Legambiente Innovazione
  • Mario Raffa – Università di Napoli “Federico II”
  • Gennaro Russo – Space Renaissance Italia
  • Antonio Prigiobbo – Responsabile progetto Vulcanicamente
  • modera: Cristian Fuschetto

ore 13.15 – Conclusioni

  • Alessandra Clemente – Assessore ai Giovani e all’Innovazione del Comune di Napoli

ore 13.30 – Buffet

ore 14.00 – Apertura dei lavori dei workshop (registrazione alla reception)

  • Luca Simeone – Fondazione IDIS Città della Scienza
  • Adolfo Fattori – sociologo

ore 15.30 – Coffee break

ore 16.30 – Presentazione delle conclusioni dei workshop “Un’Agenda per l’Italia del 2050”.

ore 17.00 – Dibattito conclusivo con:

  • Giuseppe Di Taranto – LUISS-Guido Carli
  • Pietro Senesi – Università L’Orientale

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Scopri gli ospiti di Italia 2050

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Registrati all’evento!

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Come arrivare a Città della Scienza

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Per il ciclo “Il Club dei Futuriani”, giovedì 17 dicembre 2013 alle ore 18.30 presso la sede dell’IIF incontreremo il prof. Adolfo Fattori, sociologo della comunicazione all’Università Federico II.

Il titolo dell’incontro è “FUTURE SHOCK. Come il presente ha trasformato l’immaginario collettivo del futuro.”

A seguire ci sarà l’aperitivo offerto dall’Istituto.

Appuntamento presso la sede dell’IIF in via San Biagio dei Librai 121.