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Sono tre giovanissimi studenti napoletani i vincitori del contest mondiale Lab2Moon che darà al loro esperimento scientifico la possibilità di andare sulla Luna. Mattia Barbarossa (15 anni, del Liceo scientifico Pasquale Villari di Napoli), Altea Nemolato (18 anni, dell’ITIS-LS Francesco Giordani di Caserta) e Dario Pisanti (22 anni, laureando in Ingegneria aerospaziale all’Università di Napoli Federico II), riuniti nel Team Space4Life, hanno proposto un esperimento battezzato “Radio-Shield” per valutare la capacità di assorbimento delle radiazioni spaziali (estremamente rischiose per gli organismi viventi) da parte dei cianobatteri.

L'esperimento Radio Shield in fase di validazione a Bangalore.

L’esperimento Radio Shield in fase di validazione a Bangalore.

Il loro esperimento era uno degli oltre 3000 progetti presentati per il contest indetto dal Team Indus, la compagnia aerospaziale indiana con sede a Bangalore in corsa per vincere il Google Lunar X Prize, 20 milioni di dollari messi a disposizione da Google attraverso la X Prize Foundation per la prima compagnia privata che sarà in grado di far atterrare con successo un rover sulla Luna, guidarlo per 500 metri ed inviare a terra foto di alta qualità. Il Team Indus ha completato lo sviluppo del rover, che sarà lanciato il 30 dicembre a bordo del razzo PSLV-XL dell’Indian Space Research Organization (ISRO), che porterà a bordo l’esperimento scientifico di Mattia, Altea e Dario.

Dopo una durissima selezione, alla fine dello scorso anno il loro progetto era rientrato nella short-list dei 25 finalisti; poi, a inizio marzo, la notizia di essere rientrati nell’ultimissima fase, con 15 team selezionati per volare a Bangalore e sottoporre il loro esperimento alle verifiche di una severissima giuria internazionale presieduta dall’ex presidente dell’Agenzia spaziale indiana ISRO, Krishnaswamy Kasturirangan, e dall’ex presidente dell’Agenzia spaziale francese CNES e del Consiglio dell’Agenzia spaziale europea ESA, Alain Bensoussan, e composta da esperti di tutto il mondo.

Una colonia di cianobatteri impiegata nell'esperimento.

Una colonia di cianobatteri impiegata nell’esperimento.

L’esperimento proposto da Space4Life consiste in un contenitore delle dimensioni di una lattina di Coca-cola all’interno del quale sarà inserita una colonia di cianobatteri (nello specifico, Synechococcus sp.), noti per le loro capacità fotosintetiche (si ritiene che proprio i cianobatteri, in epoche remote, abbiano prodotto l’ossigeno che ha reso l’atmosfera terrestre respirabile per le attuali specie viventi). “Il nostro obiettivo è di risolvere il problema della radiazione spaziale, uno dei principali problemi per il futuro dell’esplorazione e dell’espansione umana nello spazio profondo”, spiega Altea Nemolato, che nel team è l’esperta di biologia e genetica. “Con i cianobatteri, possiamo proteggerci da alti livelli di esposizione da radiazioni”, come quelli che si riscontrano sulla Luna e nello spazio interplanetario. Secondo Dario Pisanti, che studia ingegneria aerospaziale all’Università di Napoli Federico II, i cianobatteri “possiedono una capacità di protezione dalle radiazioni superiore al piombo”, e rispetto al piombo una colonia di cianobatteri è “molto più leggera, economica ed ecologica”. Mattia Barbarossa, il più giovane del gruppo e ideatore dell’esperimento, ritiene possibile che uno “scudo” costituito da strati di colonie di cianobatteri potrebbe in futuro “ricoprire lo scafo dell’astronave che porterà i primi astronauti su Marte, o di una stazione abitata nello spazio cis-lunare”, quindi ben al di fuori della protezione dello scudo magnetico terrestre (all’interno del quale si trova invece l’attuale Stazione Spaziale Internazionale).

Ora il team Space4Life, rientrato in Italia dopo l’intensissima tre giorni a Bangalore (“ancora non ci credo”, il telegrafico commento di Mattia su Facebook), dovrà lavorare a stretto contatto con l’India per far sì che tutto fili liscio e ottenere il disco verde delle autorità per imbarcare sul volo di sola andata per la Luna il primo esperimento italiano nella storia che potrebbe atterrare sulla superficie del nostro satellite. Mattia, Altea e Dario sono anche i più giovani principal investigators di una missione spaziale in assoluto: mai nessuno più giovane di loro da quando lo Sputnik, nel 1957, ha aperto l’Era Spaziale, ha visto un proprio esperimento andare tra le stelle.

Riunione a settembre del comitato direttivo del Center for Near Space con Mattia Barbarossa (a destra).

Riunione a settembre del comitato direttivo del Center for Near Space con Mattia Barbarossa (a destra).

Diversamente da molti altri team internazionali, Space4Life non era supportato né da agenzie spaziali né da istituzioni o compagnie aerospaziali private. Mattia, Altea e Dario hanno ideato e sviluppato l’esperimento in autonomia, trovando successivamente il sostegno del Center for Near Space (CNS), centro di competenza spaziale dell’Italian Institute for the Future, con sede a Napoli, che a partire dall’agosto 2016 ha promosso il progetto nell’ambito del proprio programma EduSpace volto a diffondere in Italia la vision del futuro umano nello Spazio. Il direttore del CNS, Gennaro Russo, ha coinvolto nella fase finale del progetto alcuni specialisti, in particolare il prof. Raffaele Savino, docente di Fluidodinamica al Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università Federico II, membro del CNS, e l’ing. Raimondo Fortezza di Telespazio (ex MARS Center). Sempre nell’ambito del programma EduSpace del CNS era stato sostenuto un secondo progetto giunto finalista a Bangalore, “Lunar Breath”, proposto dagli studenti napoletani di ingegneria aerospaziale Francesco Perrelli e Daniele Del Guardio e da Chloé Pochard, studentessa all’Università di Strasburgo.

Il team Space4Life è già al lavoro per applicare la propria idea a un progetto di stazione spaziale del futuro che il CNS sta sviluppando nell’ambito del proprio programma OrbiTecture in collaborazione con lo Studio Pica Ciamarra Associati, e che sarà presentato al pubblico nei prossimi mesi.

Riunione del gruppo EduSpace del Center for Near Space. In primo piano Dario Pisanti, Mattia Barbarossa, Raffaele Savino e Gennaro Russo.

Riunione del gruppo EduSpace del Center for Near Space. In primo piano Dario Pisanti, Mattia Barbarossa, Raffaele Savino e Gennaro Russo.

Da molto tempo diverse organizzazioni nel mondo si occupano di Marte e di cosa significherà andare di persona sul pianeta rosso. Poi, da quanto il presidente Obama ha annunciato il programma NASA di portare uomini sulla superficie di Marte attorno al 2030, e SpaceX ha svelato il suo piano per una più massiccia “colonizzazione” nei prossimi decenni, le attività di queste organizzazioni stanno vivendo una stagione di grande fermento.

L’argomento primario è ovviamente l’impatto sull’uomo di una missione lunga circa due anni tra andata, permanenza e ritorno sulla Terra, e la capacità dell’uomo di affrontare l’impresa senza particolari rischi. Si stanno pertanto diffondendo a livello mondiale campagne di simulazione della permanenza umana in condizioni marziane. In questa direzione, le organizzazioni Exosphere, Mars Without Borders e Mars Academy realizzano periodicamente la Mars Analog Astronaut Simulation. Il concetto di “astronauta analogico” sta a sottolineare il coinvolgimento diretto di persone reali e non di modelli matematici di simulazione o di robot antropomorfi.

2017 02 21 Locandina_GiordaniCome centro di competenza sullo Spazio dell’Italian Institute for the Future, il Center for Near Space è naturalmente interessato e attivo in questo settore, legato al suo obiettivo di stimolare e incoraggiare lo sviluppo dell’Astronautica Civile, attraverso la diffusione della cultura spaziale tra i giovani e il grande pubblico e conseguentemente dell’idea che lo Spazio non è più materia solo per astronauti iper-specializzati addestrati per fare esclusivamente ricerca, ma è il Quarto Ambiente dell’umanità, come lo definì l’insigne napoletano Luigi Napolitano oltre 30 anni fa.

Con questo obiettivo, IIF con il coinvolgimento di CNS ha siglato recente un protocollo di intesa con Exosphere, accademia di formazione cilena in via di espansione in altre parti del mondo; l’accordo prevede di sviluppare insieme attività di diffusione della cultura e di training specie verso le nuove generazioni. I due collegamenti con Pedra Branca, aperti al pubblico e patrocinati dal Distretto Aerospaziale della Campania, che si sono tenuti nei giorni 21 e 23 febbraio rispettivamente dagli istituti “Francesco Giordani” di Caserta e “Augusto Righi” di Napoli con la “Mars Analog Astronaut Simulation”, rientrano proprio in questo programma.

La “Mars Analog Astronaut Simulation” è costituita da una settimana in un campo base a Pedra Branca (Florianópolis), in Brasile, simulando una missione su Marte. Il laboratorio vede un equipaggio di quattro astronauti analogici ‘pionieri’ entrare in un ambiente che riproduce un possibile habitat marziano, per simulare le attività operative e scientifiche di una base sul Pianeta rosso. I membri della Mars Crew 1111 sono: la Commander professoressa Susan Jewell, i giovanissimi Ahmed Louidiyi, ingegnere biomedico marocchino di 23 anni e Natasha C. Braga, 18enne brasiliana appassionata di astronomia, l’americano Nicholas A. Carlough, fondatore dell’Astroekistics Institute. I pionieri condurranno anche alcune missioni al di fuori della base per simulare la raccolta di campioni di terreno, osservazioni scientifiche e missioni di soccorso medico.

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Dopo i saluti iniziali dei Proff. Antonella Serpico e Nicola Albanese dell’Istituto Giordani e del Prof. Ciro Melcarne dell’Istituto Righi, e l’introduzione del Prof. Luigi Carrino, presidente del DAC, i due eventi hanno visto la presentazione dei progetti del CNS da parte del direttore, ing. Gennaro Russo. La vision del CNS è che tra circa 50 anni si andrà su Marte come oggi si va in orbita, e che per questo l’umanità avrà realizzato una “città spaziale”, un insediamento nello spazio cis-lunare (ovvero tra la Terra e la Luna) di diverse centinaia se non qualche migliaia di persone. L’astronautica civile offrirà mezzi di accesso allo spazio molto più frequenti e quindi economici di quanto non sia oggi, con decine di migliaia di passeggeri l’anno. Il CNS sta studiando una stazione spaziale denominata SpaceHub con le funzioni di molo di attracco, hangar di manutenzione e rifornimento, laboratorio spaziale e resort per le 100 previste a bordo. Ma il CNS sta studiando/supportando anche progetti di mezzi di avvicinamento allo spazio come il velivolo suborbitale HyPlane, che può lanciare da 80-100km di quota un secondo stadio per la messa in orbita di piccoli satelliti. E ha messo a punto un programma di volo con aerei da turismo (aviazione generale) che, attraverso opportune manovre, consente di provare l’esperienza di essere astronauti anche se solo per pochi secondi, ma a costi bassissimi.

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Durante i collegamenti, la comandante Susan Jewell ha spiegato il programma della simulazione, sottolineando che alcuni problemi tecnici e logistici hanno imposto il rinvio della sperimentazione. Ne ha approfittato per raccontare le problematiche affrontate nelle simulazioni precedenti e qualche esperimento particolare in programma. La Jewell si è soffermata su aspetti di “Triage, Search and Rescue & Evacuation”, ovvero di come determinare la priorità di trattamento di pazienti feriti o ammalati su Marte, di come cercare e riportare dispersi in una stazione marziana e di come evacuare la stazione in caso di pericolo. Tutto ciò a dimostrazione del fatto che si stanno già studiando e mettendo a punto protocolli operativi per quando l’uomo sarà su Marte.

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I collegamenti hanno visto la partecipazione dell’italiana Ilaria Cinelli, Mars analogue astronaut, laureata a Pisa e attualmente dottoranda in Irlanda, già ingegnere di missione della simulazione MDRS Crew 158 (2016) sotto il comando della Jewell. Cinelli ha sottolineato come l’aspetto della fisiologia, che più di altri necessita di soluzioni prima di inviare uomini su Marte, sia la demineralizzazione delle ossa. Altri effetti, come quelli sul sistema neurovestibolare, cardiovascolare, sulla massa delle cellule rosse, e sulla redistribuzione dei fluidi e degli elettroliti, vengono recuperati in tempi più o meno brevi. E ha illustrato le contromisure attualmente usate e quelle in sviluppo.

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Le domande degli studenti dei due istituti si sono concentrate tanto sugli aspetti fisiologici che su quelli programmatici delle future missioni su Marte, del tipo: quando si potrà andare su Marte? L’uomo potrà contaminare la superficie marziana? Come si potrà vivere a una temperatura di -62°C come quella che si raggiunge sul pianeta? Quali sono i pericoli dell’esplorazione marziana? In quanti anni potranno esserci colonie marziane o spaziali? Quanto concretamente le simulazioni a terra contribuiscono alla preparazione di un’effettiva missione umana per Marte?

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Entrambi gli eventi sono stati occasione per parlare anche di alcuni gruppi di ragazzi che il CNS sta seguendo nell’ambito del suo programma EduSpace. Si tratta di ragazzi provenienti dai due istituti che hanno raggiunto risultati importanti nell’ambito di prestigiose competizioni mondiali. Una studentessa del Giordani, con il team Space4life, sta concorrendo al concorso Lab2Moon lanciato dal TeamIndus nell’ambito del Google Lunar X Prize per mandare sulla luna un esperimento chiamato Radio-Shield; il gruppo di cui fa parte è già stato preselezionato tra tremila team nel mondo e ammesso nella short list dei 10 migliori, dalla quale sarà poi scelto a marzo l’unico esperimento che andrà sulla luna. Il team SpaceLinguine, composto da alcuni ragazzi del Righi, ha vinto invece alcune settimane fa ha il Campionato del Mondo di Zero Robotics, organizzato dal MIT in collaborazione con NASA ed ESA, prevalendo su oltre 160 team da ogni parte del mondo.