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Pochi settori economici hanno subito un’evoluzione così rapida come la Space Economy. La ragione della sua capacità di cambiare e innovare costantemente è legata soprattutto alla rapidità con cui si sviluppano i progressi tecnico-scientifici che rendono possibile lo sfruttamento dello spazio. Più ampia e sofisticata è la rete di strumenti disponibili, maggiore è il numero di applicazioni possibili. La conseguenza è che da quando è stato coniato il termine Space Economy, più di mezzo secolo fa, il suo significato è cambiato radicalmente insieme al tipo e alla quantità di attività che vi rientrano. Tuttavia, la sua ulteriore evoluzione è legata allo sviluppo di iniziative private/commerciali, che daranno origine a un settore merceologico che possiamo chiamare Made in Space.

È opinione del Center for Near Space che nella seconda metà di questo secolo – simbolicamente 100 anni dopo il primo passo di una persona fuori dalla Terra, cioè nel 2069 – una comunità permanente di 1000 individui distribuiti in vari distretti abiterà lo spazio cis-lunare: una vera e propria Città Cislunare, che sarà anche un punto intermedio o di partenza per le missioni scientifiche verso Marte e gli asteroidi vicini. Infrastrutture scientifiche, industriali e ricreative situate in orbita terrestre bassa (LEO), in orbita lunare bassa (LLO) e nei punti di librazione lagrangiani sosterranno la vita al di fuori dell’atmosfera terrestre, mentre diversi tipi di trasporto garantiranno la mobilità e i collegamenti con la Terra. Vivere nello spazio richiede un’integrazione efficace e la valutazione simultanea di molti aspetti.

Per affrontare questa sfida, il CNS ha lanciato alcuni anni fa un gruppo di lavoro (WG) OrbiTecture multiculturale/multigenerazionale per lavorare su storie e argomenti legati alle attività di costruzione al di fuori del nostro pianeta, facendo ampio uso di tecniche innovative di fabbricazione additiva robotica, sia per la struttura principale che per le strutture secondarie interne dell’infrastruttura spaziale. Lo sviluppo della città cislunare richiederà un habitat altamente confortevole con aree per la socializzazione, le attività fisiche, la coltivazione e la produzione di cibo, i laboratori di ricerca e le attività industriali necessarie per rendere la città sostenibile.

The Cislunar City and Its Logistics, a cura di Guido De Martino, Piero Messidoro, Veronica Moronese, Massimo Pica Ciamarra e Gennaro Russo, sintetizza gli ultimi anni di ricerche del gruppo OrbiTecture del Center for Near Space.

Da sette anni il Center for Near Space supporta l’hackathon più grande del mondo: il NASA Space Apps Challenge. Quest’anno l’evento mondiale, alla sua decima edizione, sostenuto dalle più importanti agenzie spaziali del mondo oltre NASA, ha visto la partecipazione di circa 250 città in oltre 80 Paesi, con 150.000 registrati.

Tutto cominciò con l’edizione napoletana del 2015 e si è sviluppato in questi anni con una partecipazione sempre maggiore a supporto dei giovani in cui riponiamo la nostra totale fiducia per un futuro migliore. Negli ultimi anni abbiamo allargato il nostro perimetro d’azione partecipando all’organizzazione dell’evento anche in altre città come Torino, poi Roma, e quest’anno Brescia; e da allora abbiamo istituito il premio speciale “Il Futuro Prossimo Possibile”, assegnato in ciascuna delle sedi in cui siamo stati operativi al team che meglio ha interpretato la nostra Vision: la Città Cislunare.

L’esperienza di questi anni ci ha fatto capire che spesso i team partecipanti all’hackathon, e in particolare i vincitori dei vari premi messi a disposizione, avevano prodotto molti più dettagli sui progetti ideati di quanti avessero potuto presentare nei pitch tipici del NASA Space Apps Challenge. Ecco perché quest’anno abbiamo voluto organizzare un evento dedicato ai vincitori del premio speciale per assistere ed ascoltare in maggiori dettagli le loro idee progettuali. Il 5 novembre prossimo alle 16:30, in diretta streaming, avremo il piacere di ospitare i team #Procrastonauts vincitore a Napoli, #Croponauts vincitore a Roma e #Rolling_Folks che ha vinto a Brescia.

Oltre ai rappresentanti dell’Italian Institute for the Future e del Center for Near Space, avremo un ospite di eccezione, una giovane e brillante mente del palcoscenico aerospaziale nazionale che ha riscosso e sta riscuotendo importanti successi a livello nazionale ed internazionale.

La diretta dell’evento sarà trasmessa sui canali YouTube, Facebook e LinkedIn di IIF e CNS.

Nella prima edizione totalmente online dell’ormai tradizionale appuntamento mondiale della NASA Space Apps Challenge sono tre le squadre di giovani studenti che si aggiudicano il premio “Il futuro prossimo possibile” messo in palio dal Center for Near Space dell’Italian Institute for the Future in ognuna delle città dove ha contribuito all’organizzazione grazie agli sponsor LeadTech, T4i e Trans-Tech: Orbiting Builders a Napoli, Space Bonds a Roma e Space Assemblers a Torino. A ciascuna squadra è stato assegnato il premio di 400 euro.

Il team Orbiting Builders di Napoli, composto da Pietro Di Sarno e Michele Nigro, ha presentato il progetto “Persephone Program” per creare un’autonoma “fabbrica spaziale” in cui la maggior parte dei componenti dei veicoli e delle infrastrutture spaziali del futuro sarà completamente realizzata e assemblata nello spazio. Il progetto ha preso in considerazione le principali tecnologie di additive manufacturing, bracci meccanici e robotici oggi esistenti, ipotizzando di usare come materie prime il materiale proveniente da satelliti dismessi e rifiuti prodotti sulla stazione spaziale e in altre infrastrutture orbitali del prossimo futuro, creando una sorta di “economia circolare” nello spazio. In tal modo sarà possibile risolvere i problemi legati agli alti costi di lancio da terra, ai rifiuti spaziali in orbita, all’inquinamento prodotto dalla fabbricazione sulla Terra, favorendo il processo di espansione sostenibile dell’umanità nello spazio.

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Il team Space Bonds di Roma, composto da Andrea Arioli, Fiammetta Artioli, Lucia Bianchi, Lorenzo Boaretto e Riccardo Rambaldi, ha presentato il progetto “HexMB – Hexagolan Magnetic Bond”, proponendo un innovativo meccanismo per semplificare l’assemblaggio di componenti nello spazio, in grado di sostituire gli attuali bracci robotici e utilizzabile per qualsiasi tipo di missione, attraverso magneti da inserire in ogni componente da assembleare. I magneti HexMB si attivano nel momento in cui due componenti sono posti a distanza ravvicinata, allineando i pezzi e assemblandoli con una chiusura meccanica automatica. La tecnologia potrebbe essere usata per l’assemblaggio di telescopi spaziali, moduli orbitanti e stazioni spaziali nello spazio profondo. Il team intende proseguire il lavoro investigando le proprietà di diverse tipologie di materiali per ottimizzare la dimensione degli HexMB e provare a renderli implementabili anche su Cubesat. Il team è risultato anche primo assoluto nella competizione romana.

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Il team Space Assemblers di Torino, composto da Silvia Molinini, Lorenzo Pavone e Davide Pederbelli, ha presentato il progetto “T.O.A.S2.T. – Tinned Origami Architecture for Space Smart Tending”, che prevede un’infrastruttura auto-dispiegabile nello spazio a forma di sandwich, in grado di trasformarsi in una piattaforma per eseguire tutte le principali attività di produzione e logistica spaziale. La piattaforma, alimentata da pannelli a energia solare “a origami”, può installare a bordo bracci robotici per la produzione in situ e per il docking di veicoli spaziali, nonché connettersi a moduli gonfiabili per ospitale astronauti e attività extra-veicolari. L’innovazione è nell’impiego di giunti adesivi che consentono di ridurre la complessità delle connessioni meccaniche e rendere la piattaforma facilmente ripiegabile, per essere lanciata in orbita senza occupare troppo spazio. Il team è risultato anche secondo assoluto nella competizione torinese.

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I tre progetti sono stati selezionati dalle giurie locali a cui hanno partecipato per il Center for Near Space Giuseppe Cornacchia, Giancarlo Genta, Piero Messidoro, Veronica Moronese, Fabio Paudice e Claudio Voto. I vincitori hanno interpretato al meglio e dimostrato coerenza con la vision del CNS incentrata sullo scenario “La Città Cis-Lunare”, un insediamento permanente di circa 1000 persone in una dozzina di quartieri tra orbite terrestri, punti lagrangiani del sistema terra-luna, orbite lunari e superficie della luna prevedibile per gli anni 2070.

Torna, nel weekend del 3 e 4 ottobre 2020, la NASA Space Apps Challenge, per quest’anno eccezionalmente in edizione virtuale nel rispetto della normativa Covid. La sfida internazionale basata su un approccio di problem solving collaborativo e open-source ai dati spaziali forniti dalla NASA vede la partecipazione di oltre 200 città in tutto il mondo: in Italia, il Center for Near Space dell’Italian Institute for the Future è partner, per la quarta edizione consecutiva, della competizione di Napoli, nonché di quella di Torino per la seconda volta e dell’edizione di Roma per la prima volta.

Come di consueto, sarà un weekend dedicato alla tecnologia spaziale e alle sue applicazioni terrestri, e i partecipanti lavoreranno in gruppo a diverse sfide, proponendo soluzioni innovative per vincere il titolo di Galactic Problem-Solver.  Il 2 ottobre ci sarà un “virtual bootcamp”, poi sabato 3 ottobre alle 9:00 inizierà l’hackathon. La sfida si chiuderà domenica 4 ottobre alle 23:59. Le chat room con la possibilità di formare i team apriranno la settimana precedente: i gruppi dovranno essere formati da un minimo di due a un massimo di 6 membri: il focus di Space Apps è proprio la collaborazione, e i team di maggior successo spesso sono proprio quelli con abilità e competenze diversificate: coding, storytelling, creatività, scienze, ingegneria, tecnologia e molto altro ancora.

Il tema di questa edizione è “Take Action”, un invito ad agire e anche un promemoria per sottolineare che si può sempre fare la differenza, anche dal comfort e dalla sicurezza di casa. Il tema sarà declinato in queste 7 categorie:

  1. Observe
  2. Inform
  3. Sustain
  4. Create
  5. Confront
  6. Connect
  7. Invent Your Own Challenge

Oltre ai premi speciali del Consolato Generale degli Stati Uniti a Napoli ai due team vincitori locali che saranno poi candidati, come i team vincitori di ogni città, alla competizione globale come Global Nominees, il Center for Near Space, impegnato da anni sugli studi anticipatori legati all’espansione dell’umanità nello spazio, metterà in palio il premio speciale Il Futuro Prossimo Possibile: i team di Napoli, Roma e Torino che risponderanno ai temi di Space Apps 2020 interpretando al meglio la Vision del CNS relativa alla futura Città Cis-Lunare e al futuro umano nello spazio riceveranno, ciascuno, un premio di 400 euro, grazie al contributo degli sponsor T4iLeadTechTransTech.

Per il Center for Near Space, partecipano alla giuria di Napoli Claudio Voto, membro del comitato scientifico del CNS; per la giuria di Roma, Giuseppe Cornacchia Veronica Moronese, del comitato scientifico del CNS; per la giuria di Torino, Piero Messidoro del comitato scientifico CNS e Fabio Paudice, membro del direttivo CNS.

Scarica la Vision CNS

Per maggiori dettagli sull’evento e per iscriversi all’hackaton:

EDIZIONE NAPOLI

EDIZIONE ROMA

EDIZIONE TORINO

Con il contributo di



Un protocollo d’intesa tra la Moon Village Association (MVA) e il Center for Near Space (CNS) dell’Italian Institute for the Future (IIF) è stato firmato sabato 23 maggio 2020, con l’obiettivo di perseguire obiettivi condivisi relativi all’esplorazione, allo sviluppo e all’eventuale insediamento umano sulla Luna e nello spazio cis-lunare. Il protocollo è stato firmato da John C. Mankins, vicepresidente di MVA e condirettore dell’Architectural Concepts and Concerns Working Group di MVA, e da Gennaro (Rino) Russo, vicepresidente di IIF e direttore generale del CNS.

Nello specifico, l’intesa definisce un framework di collaborazione e cooperazione tra CNS e MVA, tra cui un elenco di attività che saranno portate avanti in modo congiunto. MVA e CNS collaboreranno negli studi sull’espansione dell’umanità nello spazio, in particolare sulla Luna, incluso 1) l’esame di questioni ingegneristiche e di design relative al futuro insediamento lunare e alle architetture di supporto; 2) la valutazione di temi relativi alla governance, a considerazioni culturali, missioni scientifiche, mercati commerciali e aspetti giuridici dell’esplorazione, allo sviluppo e all’eventuale insediamento lunare; 3) altre considerazioni in questo ambito. L’accordo include la cooperazione tra i diversi gruppi di lavoro di MVA e CNS su specifiche attività e obiettivi, la partecipazione congiunta in studi e valutazioni negli ambiti del framework d’intesa, la partecipazione congiunta a workshop, convegni e attività divulgative.

“Questa nuova cooperazione tra MVA e i suoi membri e il Center for Near Space dell’IIF consentirà considerazioni di tipo interdisciplinare su temi-chiave relativi all’architettura del concept di Moon Village nei prossimi decenni”, è il commento di John Mankin, vicepresidente di MVA.

Per Rino Russo, direttore generale del CNS, “la forte complementarietà di expertise e visione delle due organizzazioni faciliterà la contaminazione reciproca e stimolerà i suoi membri a contribuire a promuovere attività spaziali di breve, medio e lungo termine e in particolare i Lunar Habitat, così come la diffusione di una comune consapevolezza dello spazio come Quarto Ambiente dell’Uomo”.

La Moon Village Association (MVA) è un’organizzazione internazionale non-governativa (ONG) fondata nel 2017, con sede a Vienna. Il suo obiettivo è la creazione di un forum informale mondiale permanente per attori come governi, industria, università e grande pubblico interessati nello sviluppo del Moon Village. MVA unisce gli sforzi dell’industria privata, governi e altri soggetti che hanno per obiettivo l’esplorazione e l’utilizzo della Luna in modo sostenibile. Non è pertanto un vero e proprio “villaggio” sulla Luna, non è una “Stazione Spaziale Internazionale sulla Luna”, e non è una base scientifica. MVA promuove la cooperazione tra programmi esistenti e a venire per l’esplorazione lunare, sia pubblici che privati. Comprende approssimativamente 220 membri individuali e 23 membri istituzionali da oltre 45 paesi, che rappresentano una vasta e diversificata gamma di ambiti disciplinari (tecnici, scientifici, culturali, interdisciplinari). MVA è partner di ONG per la promozione di dibattiti internazionali e la formulazione di piani per promuovere lo sviluppo del Moon Village, e favorisce la nascita di reti internazionali, nazionali e regionali per coinvolgere la società civile di tutto il mondo. La missione di Moon Village Association è unica, mettendo insieme nazioni con e senza programmi spaziali attivi e offrendo loro l’opportunità di giocare un ruolo nella loro realizzazione.

Il Center for Near Space (CNS) è il centro di competenza sullo spazio dell’Italian Institute for the Future (IIF), membro istituzionale della World Futures Studies Federation, organizzazione no-profit fondata nel 2013 con sede a Napoli e dedicata alle attività di ricerca, formazione, consulenza, divulgazione sui futures studies, con l’obiettivo di diffondere la cultura dell’anticipazione, della previsione sociale e lo studio dei megatrend. Il CNS, istituito in seno all’IIF nel 2015, si fonda sulla convinzione che l’era dell’espansione umana nello spazio sia già iniziata e che la sua evoluzione richieda lo sviluppo di componenti private/commerciali. Per perseguire tale missione, il CNS promuove, insieme ad altri partner, studi sull’architettura dei futuri insediamenti permanenti umani nello spazio, con specifico riguardo all’identificazione di nuovi requisiti di abitabilità. Il CNS ritiene che nella seconda metà del secolo (simolicamente a 100 anni dal primo uomo nello spazio) una comunità permanente di un migliaio di persone abiterà in diversi “distretti” dello spazio cis-lunare: una vera e propria Città Cislunare, che costituirà anche uno step intermedio verso Marte, e che includerà una dozzina di distretti tra l’orbita bassa terrestre, i punti di librazione lagrangiani, l’orbita lunare e la superficie della Luna. Il CNS è specificamente orientato all’identificazione di nuovi requisiti di abitabilità per sviluppare un approccio sistemico di design architettonico, che includa non sono finalità di ricerca ma anche di tipo industriale (es. estrazione, produzione, manifattura), intrattenimento e vita sociale. A tal fine, il CNS ha coniato il termine OrbiTecture, contrazione di Orbital Architecture.

Il Center for Near Space dell’Italian Institute for the Future ha predisposto un documento di orientamento in risposta alla richiesta dell’Agenzia Spaziale Europea – per tramite dell’Agenzia Spaziale Italiana – di pareri da parte del settore aerospaziale sulla bozza delle attività della linea EXPERT – Exploration Preparation, Research and Technology (ExPeRT) nell’ambito del programma Envelope di Esplorazione Umana e Robotica dell’ESA – European Exploration Envelope Program – E3P2. Si tratta delle attività destinate a pianificare e implementare studi preparatori e sviluppi tecnologici per tutte le destinazioni di esplorazione umana e robotica dell’ESA.

Il documento del CNS illustra i principali assi strategici del Centro sviluppati negli ultimi anni e le possibili applicazioni all’interno del nuovo programma Envelope dell’ESA in ottica prospettica.

Scarica il documento

Il direttore del Center for Near Space (CNS) e vicepresidente dell’Italian Institute for the Future Gennaro Russo presenterà il 15 e 16 marzo a Torino i progetti di ricerca del CNS OrbiTecture e Hyplane, nell’ambito del Workshop sulla Commercializzazione e l’Utilizzo di Tecnologie di Esplorazione Spaziale organizzato presso l’ALTEC dal consorzio NEREUS, la rete delle regioni europee che impiegano tecnologie spaziali. Il workshop ha l’obiettivo di identificare idee di business di successo e concept innovativi che dimostrino i benefici dell’utilizzo e della commercializzazione delle ricadute dell’esplorazione spaziale, promuovendo partnership tra aziende, università e industria nonché tra le diverse nazioni europee della rete per creare un ambiente sano e competitivo per l’industria Space 4.0.

Hyplane è il concept di un sistema di trasporto ipersonico sviluppato da Trans-Tech e dal Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università Federico II, nell’ambito del progetto NearSpaceExplo del CNS. Il velivolo è concepito per rispondere alle esigenze del turismo spaziale e per trasporto commerciale a velocità ipersoniche. Può ospitare sei a passeggeri ed è in grado di raggiungere una velocità di picco di Mach 4,5. Secondo il business plan sviluppato, il costo per velivolo oscillerà intorno agli 80 milioni di euro per una vendita di oltre 110 velivoli nel ciclo di vita di vent’anni. L’obiettivo è abbattere in tal modo i costi di accesso privato allo spazio a circa 50.000 € a persona (contro gli oltre 250.000 $/pers offerti oggi da Virgin Galactic) e favorire la commercializzazione dell’orbita terrestre e la sua apertura a un numero crescente di persone, in linea con le finalità del CNS.

OrbiTecture – contrazione di Orbital Architecture – è un neologismo coniato dal CNS per sottolineare che la progettazione degli habitat spaziali dei prossimi decenni dovrà essere estremamente multidisciplinare e rispondere a requisiti di vivibilità ben superiori a quelli offerti dalla ISS. In tal senso, il CNS ha elaborato un concept di uno SpaceHub orbitale come nodo di interscambio nell’ambito della possibile città cislunare prevedibile entro i cento anni dal primo passo dell’Uomo fuori dalla Terra (come il Deep Space Gateway proposto da NASA e Roscosmos).  Studiato in collaborazione con lo Studio Pica Ciamarra Associati, lo SpaceHub ha un concept planetomorfico in grado di simulare nei suoi due anelli la gravità lunare e quella marziana per il training degli astronauti nelle missioni nello spazio profondo, e può ospitare fino a cento persone, prevedendo anche spazi per finalità turistiche e di intrattenimento. Il concept completo è prelevabile gratuitamente sul sito dell’Italian Institute for the Future.

Il centro di competenza spaziale dell’Italian Institute for the Future (IIF) ha celebrato ieri il suo primo anno di attività con un evento presso Città della Scienza di Napoli.Era nato il 14 luglio 2015 presso la Reggia di Caserta, suscitando grande interesse e partecipazione, con il duplice obiettivo di contribuire alla diffusione della cultura spaziale e stimolare nascita e crescita del settore privato dell’Astronautica Civile. La diffusione della cultura viene vista in modo innovativo al fine di far percepire sempre più al grande pubblico che lo spazio non è appannaggio esclusivo di pionieri o scienziati, ma è alla portata di tutti molto più di quanto non si creda. D’altra parte, l’accesso allo spazio e il suo utilizzo non possono basarsi sui fondi istituzionali delle agenzie spaziali che sono molto più esigui di quanto non si pensi, ma devono poter far conto su una moltitudine di attori, fattori ed elementi in grado di far sviluppare un settore merceologico ad alto contenuto tecnologico.

Il centro, così come l’IIF, non mira a prevedere il futuro né tanto meno a disegnarlo; ha invece l’obiettivo di immaginare futuri ingegneristicamente possibili. Con questo approccio, il presidente di IIF Roberto Paura ha illustrato nel corso dell’incontro l’antologia Segnali dal Futuro di recente pubblicazione, una raccolta di racconti di speculative fiction con associati saggi di approfondimento.

Il direttore generale del Center for Near Space (CNS) e vice-presidente di IIF, ing. Gennaro Russo, ha trattato del setup dell’organizzazione, dall’organigramma al regolamento, dal codice etico alle prospettive strategiche, puntando a diventare in tempi brevi un riferimento nazionale in tema di evoluzione spaziale. I progetti avviati in questo anno riguardano lo studio di un’infrastruttura spaziale di futura generazione denominata SpaceHub, e dell’accesso allo spazio “vicino” con sistemi alati (spazioplani) di piccole dimensioni che sono tecnologicamente e finanziariamente fattibili in tempi brevi e che consentono già di parlare di Turismo Spaziale 2.0. Parallelamente, il CNS ha firmato una serie di accordi con altre entità come la sezione napoletana di Euroavia, associazione europea degli studenti di ingegneria aerospaziale, il Consiglio Nazionale degli Ingegneri, il Project Management Institute Southern Italy Chapter, Amici di Città della Scienza, Trans-Tech srl, il Distretto Aero Spaziale della Sardegna e il Distretto Tecnologico Aerospaziale della Campania (in finalizzazione). Significativa è stata l’attenzione verso gli studenti delle scuole medie superiori a cui è dedicato il progetto EduSpace ed il contest Future Low Orbit Resort (FLOR2050).

L’architetto Massimo Pica Ciamarra, noto a livello internazionale per le sue realizzazioni, ha offerto la visione del CNS su una possibile architettura spaziale futura. Il progetto Orbital Architecture (OrbiTecture) sta consentendo lo sviluppo di un concept di hub spaziale (SpaceHub). Posizionata in orbita terrestre o in un punto lagrangiano geo-lunare come parte di un villaggio spaziale ben più complesso, SpaceHub integrerà le funzione di molo di attracco ovvero nodo di interscambio per viaggi dalla Terra verso altri pianeti e asteroidi e viceversa, di hangar di manutenzione e costruzione in orbita, di laboratorio scientifico e di resort per le circa 100 persone continuamente a bordo. L’architettura è del tutto diversa dall’attuale stazione spaziale internazionale e si basa su forme molto più naturali nello spazio, come sfere ed anelli. La rotazione sul proprio asse e la giusta dimensione degli anelli consente di avere nello stesso tempo ambienti a gravità lunare e ambienti a gravità marziana. SpaceHub è basato anche sul concetto di massima autonomia possibile in termini di produzione a bordo di cibo con la realizzazione di grosse serre con produzioni idroponiche e coltivazione di alghe. Questo progetto, ampiamente basato sull’impiego di fabbricazione additiva in orbita con stampanti 3D, sarà presentato ufficialmente al grande pubblico entro la fine dell’anno.

Ospite d’onore è stato il Dr. Pietro Schipani dell’INAF Osservatorio Astronomico di Capodimonte, componente del team partenopeo responsabile dell’esperimento DREAMS che sta attualmente viaggiando verso Marte a bordo della sonda europea ExoMars, e che metterà i suoi piedi metallici sul suolo marziano il prossimo 19 ottobre. Le problematiche astrofisiche del pianeta rosso, le caratteristiche ed i dettagli della missione ExoMars insieme alla seconda prevista per il 2020, e la centralina meteorologica di DREAMS hanno suscitato grande interesse nel pubblico e numerose domande. Al suggerimento di Pica Ciamarra di predisporre i visti per Marte si è sommato quello di dare uno sguardo alle previsioni meteo marziane prima di imbarcarsi verso il nuovo mondo!

Il Turismo Spaziale 2.0 ha visto la presentazione degli ultimi sviluppi del progetto HYPLANE, uno spazioplano da sei posti capace di raggiungere i 100 km di quota e velocità 4-5 volte superiori a quella del suono. Al salto fino a 100 km garantito dallo SpaceShipTwo di Virgin Galactic, HYPLANE contrappone la possibilità di effettuare durante uno stesso volo fino a tre salti offrendo una nuova e prolungata capacità di fare esperienze in microgravità, ma offre anche la possibilità di un trasporto intercontinentale veloce, percorrendo ad esempio la tratta Napoli-New York in meno di 2 ore e al costo non esorbitante di un biglietto di prima classe. Il progetto, ideato da Trans-Tech e Università degli Studi di Napoli Federico II, ha recentemente riscosso diverso consenso tanto che sia a livello nazionale che regionale il volo ipersonico suborbitale di un velivolo piccolo è stato inserito nelle proposte di nuove strategie. E sono stati lanciati alcuni progetti collaterali fondamentalmente di tipo Educational, condotti e realizzati da giovani ingegneri e studenti universitari.

Il progetto ultimo nato è JumpinFuture diretto dal professore Raffaele Savino del Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università Federico II. L’iniziativa tende ad offrire opportunità a basso costo di “assaggiare” le condizioni di microgravità durante voli sportivi su aerei ultraleggeri che eseguono traiettorie paraboliche realizzando fino a 5 secondi di assenza di gravità. Grazie alla collaborazione fra l’Università di Napoli e l’Associazione sportiva Galassia, sono state effettuate già due campagne pilota; CNS organizzerà campagne di volo con una frequenza media mensile e il prossimo autunno, in occasione del Leadership Workshop di Euroavia (21-30 nov 2016), organizzerà una campagna europea con giovani provenienti da diversi paesi.

L’evento di è concluso con la presentazione e la premiazione dei partecipanti al concorso FLOR2050, associato al tema Extra Terrestrial Architecture Solution del contest Scintille del Consiglio Nazionale degli Ingegneri. Al Team Echelon di studenti dell’Istituto Tecnico Industriale “A. Righi” è andata la targa di primo classificato con il progetto di Pontile Gravitazionale, una terrazza magnetica per stazioni spaziali per potersi affacciare nello spazio. Al Team Sfogliatella to Mars di studenti di ingegneria della Federico II è andata la targa di secondo classificato con il progetto Spider Robot Suit Explorer, una sorta di esoscheletro da indossare per muoversi più facilmente sulla superficie di Marte.

Il cambio di paradigma di fatto già imposto dal CNS è basato sul “fare con quello che si ha”, in contrapposizione con il “non fare perché non ci sono risorse”. Il tutto coinvolgendo quanti più giovani è possibile; sono loro i veri artefici del futuro!

Presentazione introduttiva di Gennaro Russo

Presentazione di Roberto Paura

Presentazione di Massimo Pica Ciamarra

Presentazione NearSpaceExplo di Gennaro Russo

Presentazione NearSpaceExplo di Dario Pisanti

Presentazione NearSpaceExplo di Luigi Abete

Presentazione di Paolo Schipani

Presentazione di Raffaele Savino

Presentazione di Vincenzo Torre

Presentazione del progetto Pontile Gravitazionale

Presentazione del progetto Spider Robot

Il Concorso di Idee è dedicato agli studenti, preferenzialmente degli ultimi anni, delle scuole medie superiori di ogni tipo.

I concorrenti al Future Low Orbit Resort 2050 identificheranno un habitat per un Resort Spaziale come parte di un’infrastruttura orbitale di futura generazione, focalizzando almeno uno dei seguenti temi: Interior Design, Lighting Design, External Design, Rooms Accommodation.

La domanda a cui i concorrenti dovranno rispondere è:

Sogni di andare nello spazio come Samantha Cristoforetti o Luca Parmitano? Oppure come Anakin Skywalker o il capitano Kirk? Come ti piacerebbe che fossero i tuoi appartamenti lì su?

Le idee saranno illustrate in formato testo in circa 3 pagine inclusi schemi, schizzi e disegni, oppure in formato App, e dovranno essere inviate entro il 10 maggio 2016 a:

flor2050@nearspace-iif.it

con iscrizione al link www.cniscintille.it/profile/register/

Una giuria composta da rappresentanti di CNS e CNI selezionerà le migliori idee e assegnerà a ciascuna di esse 1-2 tutor esperti che ne accompagneranno il successivo sviluppo. Gli studi finali dovranno essere inviati allo stesso summenzionato indirizzo email entro il 10 maggio 2016.

I vincitori saranno invitati a presentare i loro studi durante il congresso del Consiglio Nazionale degli Ingegneri che si terrà a Palermo nel giugno 2016, e a concorrere per i premi finali di SCINTILLE (http://www.cniscintille.it/)

Sarà premiante lo sviluppo di capacità di problem solving e la valorizzazione delle eccellenze presenti nelle scuole, stimolando l’interesse dei giovani alle applicazioni spaziali e le potenziali ricadute nella vita terrestre di tutti i giorni.

 

CONTESTO

FLOR2050 si colloca nell’ambito del progetto ORBITECTURE (ORBItal archiTECTURE) del Center for Near Space (CNS), relativo allo studio dell’architettura di un possibile nodo di interscambio spaziale posizionato nello spazio tra Terra e Luna, le cui funzioni primarie sono quelle di molo di attracco, hangar di manutenzione ed integrazione, laboratori di ricerca e hotel.

FLOR2050 rappresenta la sezione spazio del concorso SCINTILLE del Consiglio Nazionale Ingegneri (CNI), che intende sostenere idee, proposte, progetti multidisciplinari, capaci di interpretare il ruolo dell’ingegneria quale strumento di sovrapposizione trasversale tra differenti campi disciplinari.

 

Per approfondimenti sui temi sopra trattati, si consiglia di consultare questi link:

[button-orange text=”Introduzione e Generalità” title=”Download plugin” url=”https://youtu.be/ZVCtWJe-ffs/”]

[button-orange text=”Scenario di Riferimento” title=”Download plugin” url=”https://youtu.be/zdU3-ktuG3Y”]

[button-orange text=”Origini ed Evoluzione delle Idee” title=”Download plugin” url=”https://youtu.be/V4tee6kSg-E”]

[button-orange text=”Un po’ di Storia” title=”Download plugin” url=”https://youtu.be/LoLu4Jx4Ats”]

[button-orange text=”OrbiTecture: il Contributo di CNS” title=”Download plugin” url=”https://youtu.be/QRabISm8Gyo”]

[button-orange text=”Bando” title=”Download plugin” url=”http://www.instituteforthefuture.it/wp-content/uploads/2016/04/FLOR-2050_Bando.pdf”]

[button-orange text=”Linee Guida” title=”Download plugin” url=”http://www.instituteforthefuture.it/wp-content/uploads/2016/02/Linee-guida-FLOR2050_Finale.pdf”]

 

 

Ogni informazione sarà disponibile sulle pagine del CNS dei principali social network:

www.nearspace-iif.it

www.facebook.com/centerfornearspace

www.twitter.com/CenterNearSpace

www.linkedin.com/company/center-for-near-space

flor2050_locandina

 

Discorso introduttivo tenuto il 14 luglio 2015 alla Reggia di Caserta in occasione dell’evento di presentazione del Center for Near Space 

Oggi per l’Italian Institute for the Future è un giorno molto importante. Lanciamo il nostro primo centro di competenza, il Center for Near Space, nato allo scopo di canalizzare in un’unica realtà tutte le iniziative che da tempo l’IIF porta avanti nel settore dello Spazio. Altri centri seguiranno nei prossimi mesi, nell’ottica di un consolidamento delle attività dell’IIF, i cui settori di interesse, per la natura stessa del nostro progetto, sono tantissimi: dall’economia alla politica internazionale, dagli scenari tecnologici alla sostenibilità ambientale. Il comun denominatore delle nostre attività di ricerca, formazione e divulgazione è il lungo termine. Tutti i temi che ho citato prima, e innanzitutto il tema dello Spazio, sono letti con un’ottica particolare, che rifiuta il presentismo e cerca di coglierne le trasformazioni future, su un orizzonte temporale che va dai dieci ai trenta o quarant’anni nel futuro. È quest’inclinazione mentale che rappresenta la caratteristica dell’IIF: il suo obiettivo è di riportare, nel dibattito e nell’agenda di questo Paese, la visione di lungo periodo, la programmazione, l’anticipazione delle sfide che ci attendono. E penso che, in un momento come questo, in cui stiamo vivendo sulla nostra pelle i danni di una visione corta – mi riferisco al problema del debito sovrano dei paesi europei, che conoscevamo da decenni, ma potrei citare il cambiamento climatico, la disoccupazione, l’immigrazione fuori controllo, l’insostenibilità del sistema pensionistico in una società che invecchia sempre più – un’iniziativa come quella dell’IIF acquisti qualche importanza. Ne eravamo convinti due anni fa, quando abbiamo iniziato, e credo che il tempo, purtroppo, ci stia dando ragione.

Si potrebbe pensare allora che lanciare oggi un Center for Near Space, che intende dare il proprio contributo al rilancio dell’industria spaziale in Italia e al riavvicinamento tra settore spaziale e grande pubblico, sia un po’ fuori tema. Spesso si sente dire che andare nello Spazio è bello, ma che abbiamo cose più importanti da risolvere prima qui sulla Terra. Da parte mia posso dire che sono sempre stato convinto che lo Spazio sia una delle soluzioni all’impasse in cui ci troviamo da qualche decennio a questa parte. Basta fare anche qualche semplice confronto. Negli anni Sessanta, negli anni del programma Apollo, la situazione economica e sociale dell’Occidente era indubbiamente migliore rispetto a oggi; lo era anche negli anni Ottanta, quelli del programma Shuttle, e ancora negli anni Novanta, in cui abbiamo avviato la costruzione della Stazione Spaziale Internazionale. Oggi viviamo in una fase di depressione economica senza precedenti, iniziata almeno dal 2007-2008. Nel 2011 la NASA ha mandato in soffitta la sua flotta di Shuttle. Ricordo benissimo il giorno in cui l’Economist uscì nelle edicole con una copertina che titolava: “La fine dell’era spaziale”. Non è che l’era spaziale ha ricevuto uno stop a causa della crisi economica; è la crisi che è peggiorata, che si è avvitata su se stessa, anche perché abbiamo messo un freno ai budget spaziali negli Stati Uniti e in Europa.

CNS11Per questo siamo convinti che un centro dell’IIF dedicato allo Spazio sia il passo giusto da fare per proseguire nella direzione che abbiamo imboccato due anni fa. Lo Spazio, di per sé, incoraggia a guardare al futuro. Se si tagliano i budget per mandare donne e uomini nello Spazio, si rinuncia a una fetta di futuro. Non meravigliamoci allora se la generazione che rappresento, quella a cavallo tra i venti e i trent’anni, ha perso completamente fiducia nel futuro, soprattutto in un futuro da vivere in questo Paese. Molti di voi avranno letto, qualche giorno fa, un articolo su un giovane neolaureato di Ingegneria aerospaziale a Napoli assunto dalla NASA per lavorare al programma Mars Sample Return dopo essersi visto sbattere in faccia le porte di mezzo comparto aerospaziale italiano. Al netto delle esagerazioni giornalistiche, quello che fa male è leggere il commento del ragazzo: “In Italia non c’è spazio per chi sogna”. Non possiamo permettere che i ragazzi pensino questo. Oggi lanciamo quest’iniziativa anche per dimostrare che in Italia c’è ancora spazio per chi sogna. E il fatto che, tra i promotori di questo Centro, ci sia il professore che ha laureato questo studente, con 110 e lode, il professor Raffaele Savino, ci incoraggia a credere che di sognatori in questa sala ce ne siano parecchi. D’altronde, molti di voi sono della generazione che ha deciso di dedicare la propria vita e la propria carriera allo Spazio perché il 20 luglio del 1969 era davanti alla TV a vedere Neil Armstrong mettere piede sulla Luna. La mia generazione ha visto qualche volo Shuttle (e purtroppo qualche tragico incidente), ha visto la MIR bruciare nell’atmosfera, ha visto la ISS tante e tante volte da dare per scontata la sua presenza, e oggi mette persino in discussione che l’Uomo sia mai stato sulla Luna. Capite bene allora perché ci sia bisogno di restituire visione e ispirazione in questa generazione.

Come IIF, abbiamo iniziato a occuparci dello Spazio fin da quando siamo nati. Una delle primissime collaborazioni è stata proprio con Rino Russo, all’epoca presidente di Space Renaissance Italia: è stato con noi al primo congresso, “Italia 2050”, nel 2013, e poi di nuovo al Congresso Nazionale di Futurologia lo scorso anno, a Città della Scienza, per raccontare la sua visione del futuro dell’Italia nello Spazio e delle strategie da adottare per realizzare quella visione. Abbiamo dedicato il terzo numero della nostra rivista FUTURI al tema del turismo spaziale e in generale della commercializzazione dei voli orbitali e sub-orbitali come primo passo per la nuova Space Economy; e nel quarto numero di FUTURI ancora Rino riepilogava i punti programmatici di una vera e propria agenda per il Near Space in Italia, presentata già a un convegno con l’ASI, e che abbiamo trovato talmente valida da chiedergli di dirigere il primo dei centri di competenza in programma, il Center for Near Space, per realizzare quell’agenda.

CNS24Mentre stiamo parlando, la sonda New Horizons, dopo nove anni di viaggio, sta sorvolando Plutone, il più lontano pianeta del Sistema Solare (noi lo chiamiamo ancora pianeta, anche se gli astronomi hanno deciso che non lo è più). C’è stato qualche brivido, qualche giorno fa, quando la sonda ha perso per un paio d’ore i contatti con la Terra ed è entrata in safe mode: il terrore di vedere tanti anni di lavoro sfumare per un guasto tecnico. Ma il peggio è passato e quella di oggi è una data destinata a entrare nella Storia dell’esplorazione spaziale, analogamente all’atterraggio, lo scorso novembre, del lander Philae sulla cometa Churyumov-Geramisenko. Anche lì siamo stati con il fiato sospeso, poi per qualche mese abbiamo disperato di recuperare i contatti, e infine, sorpresa, un mese fa Philae è tornato a dare segni di vita. Un altro successo. Lo scorso 28 giugno il Falcon di SpaceX che doveva portare in orbita il cargo Dragon per la Stazione Spaziale è esploso dopo un paio di minuti dal lancio. Ma questo non metterà fine al programma ambizioso della compagnia di Elon Musk che tra qualche anno sarà la prima compagnia privata a mandare uomini nello Spazio. Abbiamo perso, negli scorsi decenni, due Shuttle con tutto il loro equipaggio: un tributo di sangue altissimo, ma non ci siamo arresi, non abbiamo deciso di non provarci più. Bene, questo è lo spirito che deve guidarci: la consapevolezza delle difficoltà, quando si ha a che fare con lo Spazio, e la volontà di non arrendersi.

Non arrendiamoci all’idea che non ci sia un futuro per l’umanità nello Spazio. In tanti negli ultimi anni hanno cercato di convincerci che tutto sommato su Marte è inutile andarci, perché possiamo mandarci i rover, e così anche sulla Luna. Non è così: perché le macchine non arriveranno mai a raggiungere le nostre stesse capacità d’intuizione, di autonomia, di iniziativa. Un uomo su Marte può raccogliere più dati di cento sonde, rover o robot. Non arrendiamoci all’idea che l’industria spaziale debba essere solo satelliti di telecomunicazione, di osservazione, di navigazione. C’è tanto altro che possiamo fare nello Spazio, dall’impiego della stampa 3D all’estrazione di minerali negli asteroidi vicini alla Terra. Non arrendiamoci all’idea che il turismo spaziale debba essere solo per i super-ricchi: progetti come quelli di Hyplane, che il CNS porterà avanti nei prossimi anni, sfruttano il sogno del turismo spaziale per rendere realizzabili obiettivi più concreti, come i voli di linea ipersonici, per abbreviare i viaggi da un punto all’altro della Terra, per rendere il nostro pianeta ancora più piccolo e interconnesso. Non arrendiamoci all’idea che non abiteremo mai sulla Luna o su Marte. Solo le enormi potenzialità di una base scientifica sul lato oscuro della Luna, per esigenze astrofisiche e cosmologiche, ci dovrebbero convincere a tentare l’impresa. Solo l’enorme ricaduta economica di un progetto di colonia su Marte dovrebbe convincerci che vale la pena tentare. Non arrendiamoci, infine, all’idea che l’Italia debba restare tagliata fuori dalla nuova era spaziale che si sta aprendo: non abbiamo SpaceX, non abbiamo Virgin Galactic, non abbiamo Orbital, è vero; ma abbiamo pur sempre uno straordinario know-how da rilanciare, uscendo dalla logica di andare sempre con il cappello in mano a Roma per chiedere fondi e chiedendoli sempre di più agli investitori privati, che di soldi oggi ne hanno assai più dei governi.

Certo, non dobbiamo necessariamente avere l’ambizione di colonizzare Marte, come vorrebbe Elon Musk. Né di costruire subito miniere sugli asteroidi, come vorrebbe James Cameron. Possiamo realizzare questi obiettivi con una politica dei piccoli passi, che – la Storia insegna – ha sempre pagato sul lungo termine. Oggi iniziamo con il Near Space, con lo Spazio a noi più vicino, quello sub-orbitale. Poi domani sarà il momento dell’orbita terrestre, dopodomani dello spazio geo-lunare e dopo chissà. Noi oggi iniziamo con un piccolo passo, per stimolare l’Italia a iniziare a imboccare questa strada con consapevolezza e senza strafare. Speriamo ci porti lontano.

CNS36Lo Spazio che noi vogliamo deve spingere il nostro paese e il nostro pianeta verso un altro tipo di futuro. Parliamo a volte, e l’ho fatto a che io, di “colonizzare” lo Spazio; niente di più sbagliato. Non dobbiamo fare l’errore di credere che lo Spazio sia soltanto un altro ambiente da sfruttare, dopo che abbiamo già sfruttato fino all’esaurimento le risorse della terra, dell’aria, dell’acqua. Immaginiamo la presenza umana nello Spazio come punto d’inizio di una nuova ecologia, di uno sviluppo sostenibile non più solo sulla Terra, ma nello Spazio. Iniziamo a convincerci che non bisogna più mandare satelliti in orbita senza poi farli rientrare in atmosfera, per distruggerli, o trasferirli in un’orbita cimitero, perché abbiamo già sporcato tutta l’orbita terrestre di spazzatura spaziale. Se questo è l’inizio dell’espansione umana nello Spazio, allora è meglio restare sulla Terra. Dobbiamo immaginare un nuovo inizio. Un’industrializzazione sostenibile dello Spazio. Una Space Economy che sopperisca alle lacune dell’economia della nostra Terra. Lo Spazio dev’essere l’industria pesante del nostro futuro. Oggi siamo convinti che il futuro sia solo app digitali, connessione 4G e Google glass. Non è possibile. Il digitale non ci darà un futuro migliore, anzi: toglierà sempre più posti di lavoro e aumenterà la disoccupazione tecnologica. Non possiamo, né vogliamo, fermare la rivoluzione digitale; ma non andremo lontano se non la assoceremo a una rivoluzione spaziale. L’economia del futuro non dev’essere fondata solo sul digitale, ma anche sull’industria pesante, quella spaziale, in grado di creare milioni di posti di lavoro nel mondo. Se vogliamo dare un futuro ai tanti disoccupati di questa Regione, di questo Paese, dobbiamo investire nello Spazio.

Chiudo ricordando velocemente anche l’altro obiettivo del Center for Near Space: ridare ispirazione alle giovani generazioni. I ragazzi che negli anni Cinquanta entrarono alla NASA lo fecero perché in televisione c’erano Walt Disney e Werner Von Braun a raccontargli come poteva essere il nostro futuro nello Spazio. Facciamolo anche noi. E qui mi rivolgo al presidente del CIRA, Luigi Carrino, che ringrazio per essere oggi con noi: bisogna proseguire con convinzione nel progetto di realizzare un Parco dell’Aerospazio a Caserta. Questo è il modo migliore per restituire ispirazione ai giovani. Parliamo con loro di Spazio in modo divertente, con grandi attrazioni in grado di fargli vivere il sogno spaziale. Noi come Center for Near Space stiamo lavorando per offrire al pubblico brevi voli parabolici per simulare la microgravità. Siamo pertanto assolutamente disponibili a lavorare con lei su questo ambizioso progetto. La Cité de l’Espace a Tolosa attira ogni anno quattro milioni di visitatori. Credo che valga la pena buttarsi a capofitto in questo progetto, quale che sia il costo, perché guadagneremo dieci volte tanto in ricavi diretti e, soprattutto, nel ricavo indiretto di spingere migliaia di giovani a tornare a occuparsi di Spazio. Perché dobbiamo anche avere il coraggio di dirci che i soldi non sono tutto e che vogliamo andare nello Spazio non solo per rilanciare la nostra economia, ma anche per ragioni che non conosciamo. Vent’anni fa, in un’intervista, il grande scrittore di fantascienza Ray Bradbury pronunciò queste bellissime parole, con cui vorrei chiudere: “Com’è possibile che preferiamo guardarci la punta delle scarpe piuttosto che la grande nebulosa di Orione? Come mai abbiamo perso la Luna e siamo tornati indietro da Marte? Il problema è costituito, naturalmente, dai nostri politici, uomini che non hanno poesia nel cuore, né sogni nella testa. Giunti sulla Luna, la poesia ha iniziato a svanire. E, senza poesia, i sogni non durano. Abbiamo bisogno dello Spazio per una serie di motivi che non abbiamo ancora scoperto”.

La presentazione di Gennaro Russo
La presentazione di Vincenzo Torre