OrbiTecture

Un progetto curato da

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Il progetto OrbiTecture mira allo sviluppo di un concept basato su principi ingegneristici e architettonici rivoluzionari per una stazione spaziale di nuova generazione, uno “SpaceHub“, ossia un nodo d’interscambio nei viaggi Terra-Luna e Terra-Marte che si attendono nei prossimi decenni. Superando la concezione tradizionale di assemblaggio di strutture spaziali in orbita (come la Stazione Spaziale Internazionale), OrbiTecture intende promuovere un dibattito sulla possibilità di individuare metodologie innovative e tecnica fattibili per costruire habitat umani nel Quarto Ambiente, lo Spazio, confortevoli non solo per gli astronauti ma anche per i futuri turisti spaziali.

Scenario di riferimento

La Stazione Spaziale Internazionale (ISS), attualmente orbitante intorno alla Terra, fra meno di dieci anni andrà sostituita, e da circa due anni, all’interno del Center for Near Space, un gruppo interdisciplinare di ricercatori, specialisti, studenti e professionisti provenienti da diversi ambiti disciplinari si riunisce per pensare a una nuova stazione spaziale.

L’attuale ISS è una stazione spaziale dedicata alla ricerca scientifica e abitata continuamente dal 2000 da un equipaggio variabile tra i 2 e i 6 astronauti. Di dimensioni 20x72x104 metri, questa enorme “farfalla”, è sostanzialmente usata come laboratorio in microgravità, e al suo interno è dotata esclusivamente di locali tecnici, dove non esiste una reale privacy né una differenza tra alloggi, spazi dedicati alla ricerca, aree comuni.

Il team di progetto voluto dal Center for Near Space sta affrontando la tematica della permanenza nello spazio sotto un altro punto di vista. Non si tratta di passare semplicemente dai 6 ospiti attuali a un numero più ampio, né di rispondere a nuove e diverse esigenze prestazionali, ma di passare dall’attuale ISS, giustapposizione di elementi autonomi ma priva di sintesi, a un insieme capace di espressione unitaria. Il Center for Near Space ha così coniato il termine OrbiTecture®, contrazione di Orbital Architecture , per sottolineare appunto il nuovo approccio progettuale per disegnare le stazioni spaziali del futuro, e conseguentemente con lo stesso termine ha battezzato il team.

Il Center for Near Space ritiene che entro il 2069 (a 100 anni dal primo passo dell’Uomo sulla Luna) le missioni scientifiche su Marte saranno di routine e, per quella data, lo spazio geo-lunare ospiterà una comunità di centinaia (forse migliaia) di persone. Lo sviluppo della “ città spaziale ” prevederà l’esistenza di basi planetarie localizzate su Luna o Marte, ma anche di basi orbitali, su cui è focalizzata proprio l’idea di partenza e le attività del Center for Near Space.

Concept

Il progetto di stazione spaziale denominato SpaceHub riguarda un nodo infrastrutturale di futura generazione in grado di accogliere fino a un centinaio di persone e di garantire funzioni di:

  • molo di attracco;
  • hangar di manutenzione e integrazione;
  • laboratorio scientifico;
  • alloggi dell’equipaggio e resort.

Per quanto riguarda il posizionamento nello spazio, SpaceHub può essere collocato sia in un’orbita LEO Low Earth Orbit , orbita attorno al globo terrestre di quota compresa tra l’atmosfera e le fasce di van Allen, ovvero tra i 160 e 2000 km) sia in orbita lunare oppure in uno dei punti lagrangiani del sistema cislunare. Si tratta di uno spazioporto che, oltre ad offrire la possibilità di una funzione di molo spaziale, avrà delle aree adibite alla permanenza umana in orbita per rispondere alla domanda di turismo spaziale e di ricerca in assenza di gravità.

Trattandosi di un “pezzo” di una città logicamente simile a quelle a cui siamo abituati sulla Terra, SpaceHub dovrà rispondere a esigenze sociali e di comfort molto più spinte di quanto sia stato finora realizzato a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, con l’obiettivo di offrire una qualità di vita paragonabile a quella degli habitat a cui siamo abituati.

Il concept si fonda pertanto su 3 assunti:

  1. Contenere i costi di trasferimento in orbita, costruendo strutture snelle direttamente in assenza di gravità (con sistemi robotizzati di additive manufacturing ), anche per non dover sopportare i carichi al lancio che impongono pesi maggiori.
  2. Limitare la dipendenza dalla madre Terra, massimizzando principi di sostenibilità e realizzando colture agrarie.
  3. Supportare le future missioni su Marte e Luna, realizzando ambienti di training.

Team di progetto

La proposta per il futuro SpaceHub è frutto del gruppo di lavoro promosso nel 2015 dal CNS guidato da:

  • Arch. Guido De Martino , responsabile del progetto.
  • Prof. Massimo Pica Ciamarra , architetto.
  • Dr. Roberto Paura , presidente dell’Italian Institute for the Future.
  • Ing. Gennaro Russo , Direttore generale del Center for Near Space.
  • Ing. Vincenzo Torre , Vice-Direttore generale del Center for Near Space.

Fanno parte del team di progettazione:

  • Sistemi e Tecnologie Spaziali : Mattia Barbarossa, Giacomo Cao, Alessandro Concas, Gianluca Corrias, Altea Renata Maria Nemolato, Dario Pisanti.
  • Botanica e coltivazioni spaziali : Stefania De Pascale.
  • Psicologia e Scienze Umane : Caterina Arcidiacono, Aurora Martina Russo.
  • Virtualizzazione : Roberto Chiaiese.
  • Sistemi d’illuminazione : Filippo Cannata.
  • Materiali, strutture e processi di fabbricazione : Mario Coppola, Giampiero Martuscelli.
  • Aerospazio : Marco Ippolito, Gianmarco Valletta.

Hanno inoltre contribuito tanti altri professionisti, specialisti e liberi pensatori attraverso discussioni e confronti, e stimolanti suggerimenti. Tra questi, in particolare, Antonio Del Vecchio, Gabriele Falco, Enrico Ferrone, Roberto Gardi, Giuseppe Maglio, Raimondo Mancinelli, Ciro Melcarne, Raffaele Savino, Ernesto Vallerani, Daniele Vangone.

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