Che cosa sono i megatrend
Il concetto di megatrend è uno dei più recenti e fruttuosi approdi del lungo sforzo della civiltà umana di studiare il futuro. Il problema cardine del futuro è infatti la sua non esistenza, se non in forma di possibilità (i futuribili, secondo la definizione di Bertrand de Jouvenel, anticipata quattrocento anni prima dal gesuita Luis de Molina); e uno studio scientifico, per essere tale, ha bisogno di un oggetto di studio.
L’idea di studiare i megatrend, ossia le grandi tendenze di lungo termine che determinano la possibile forma del futuro, deve molto ad alcuni sviluppi compiuti nel Novecento:
- il primo in ambito storiografico, ossia il passaggio dalla storia evenemenziale allo studio della longue durée, ossia dei processi di lunga durata determinati da fattori socio-economici, politici e culturali, una svolta avvenuta all’interno della scuola francese delle Annales nella prima metà del Novecento e che ha poi ispirato molti approcci innovativi per lo studio del “sistema-mondo” (secondo la fortunata formula di Immanuel Wallerstein);
- il secondo in ambito scientifico, con l’affermazione dello studio dei sistemi complessi e la più importante applicazione di una metodologia, la dinamica dei sistemi, applicata al più complesso dei sistemi possibili: la società umana e le sue interazioni con il pianeta. Questa applicazione fu realizzata nei primi anni Settanta da un gruppo di studiosi del MIT sotto l’impulso fondamentale del Club di Roma e portò a una simulazione dell’evoluzione futura della civiltà umana sul pianeta al 2100 riducendo la complessità del sistema a soli cinque variabili-chiave: popolazione, produzione, cibo, inquinamento, risorse naturali. Questa grande semplificazione aiutò a comprendere che, se non si può studiare il futuro, si può perlomeno vincolare la discrezionalità dei futuribili a un ridotto numero di scenari, determinati da alcune macro-dinamiche.
Nel 1982 il futurologo e consulente d’azienda John Naisbitt li chiamò megatrend e ne elencò dieci. Da allora il termine è diventato ubiquo soprattutto negli studi consulenziali, perché l’idea di studiare i megatrend per ridurre l’incertezza del futuro è evidentemente di grande valore aggiunto per chi fa impresa e, per sua natura, deve anticipare rischi e intercettare opportunità; ma in tempi più recenti il concetto di megatrend è approdato anche a più alti livelli decisionali, come la Commissione europea – che ha dato vita a un hub appositamente dedicato all’analisi dei megatrend in seno al suo Joint Research Center – e persino le Nazioni Unite: di fatto i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile sono una variazione sul tema dei megatrend, attraverso la semplificazione dei grandi problemi globali in alcune macro-sfide in modo molto simile a quanto un’importante organizzazione di futures studies, il Millennium Project, ha iniziato a fare dal 2000 con le sue Sfide globali.

Un megatrend si caratterizza per alcune proprietà.
Il “mega” che lo distingue dal semplice trend può essere interpretato in tre modi, che definiscono altrettante proprietà:
- è una dinamica di lungo periodo, vale a dire che agisce su scale pluridecennali se non persino secolari (ben diversamente da un trend che dura nel migliore dei casi qualche anno);
- è una dinamica che agisce su scala globale, o al più macroregionale (esistono alcuni megatrend che agiscono prevalentemente nei paesi occidentali o in quelli emergenti);
- è una dinamica che emerge dall’interazione tra più fattori di cambiamento, e quindi è multidimensionale, come evidenziava il modello World3 del Club di Roma, che appunto osservava come fattori economici, sociali, ecologici, tecnologici e politici concorrono a definire l’evoluzione delle dinamiche di lungo termine; un lascito ripreso dai modelli dell’IPCC sul clima, che tengono oggi conto di come diverse scelte politico-economiche possono influire in modo determinante sull’evoluzione climatica.
Inoltre, i megatrend sono scarsamente influenzati da discontinuità congiunturali, riprendendo rapidamente la loro traiettoria anche dopo shock sistemici come nel caso del Covid (si osservi la ripresa della traiettoria del turismo di massa dopo il crollo del 2020); ciò in quanto – ed è la loro proprietà più importante – si tratta di fenomeni con andamento esponenziale, il che li rende in grado di produrre impatti dirompenti su scala globale.
Alcuni esempi di megatrend possono aiutare a comprendere quest’ultimo punto. L’intelligenza artificiale, la realtà virtuale, la digitalizzazione e l’automazione tecnologica sono quattro megatrend che in comune hanno il fatto di essere guidati da una legge di crescita esponenziale, la legge di Moore, secondo cui la capacità dei processori raddoppia ogni 18 mesi circa. La sua generalizzazione suggerisce che lo sviluppo tecnologico nell’era dell’informazione avviene con andamento esponenziale, da cui l’enorme impatto dell’innovazione tecnologica sulla società globale. Ma anche la crescita della popolazione è un tipico megatrend esponenziale, se si guarda a come la popolazione mondiale sia cresciuta da 1,6 miliardi nel 1900 a 6 miliardi nel 2000 a 8 miliardi nel 2022. Così anche ciò che riguarda il clima – quantità di CO2-equivalente in atmosfera, riscaldamento globale, aumento dei fenomeni estremi – il che spiega perché il megatrend climatico sia così rischioso per il nostro futuro.
Esistono diverse classificazioni di megatrend: l’Italian Institute for the Future ne monitora 20, che oltre a quelli già citati includono l’alimentazione, l’energia, le disuguaglianze economiche, l’empowerment, la cyberwar, la longevità, la religione, la space economy, i trasporti, il turismo, l’urbanizzazione, l’integrazione europea, l’ordine internazionale e i rischi esistenziali.
Esistono anche modi diversi di studiare i megatrend. Alcuni metodi sono di tipo partecipativo, come il Megatrends Implications Assessment sviluppato dalla Commissione europea, in cui esperti di diversi campi lavorano in un workshop facilitato per definire gli impatti più probabili di diversi megatrend su un settore specifico (per esempio la sanità o il mercato immobiliare). Altri sono più quantitativi, come la Trend Impact Analysis, che cerca di elaborare possibili estrapolazioni di serie storiche di dati, o la Cross Impact Analysis, che prova invece a verificare in che modo l’interazione tra megatrend ne può aumentare o ridurre l’impatto. Alla base c’è però sempre l’analisi delle fonti e la loro valutazione, che viene effettuata nella fase tradizionalmente definita di Horizon Scanning, “scansione dell’orizzonte”.
Le fonti possono essere diverse a seconda del megatrend da analizzare e di ciò che si vuole analizzare: certamente le banche dati statistiche, fondamentali per recuperare le serie storiche per verificare l’andamento di un megatrend negli anni o decenni precedenti e valutarne eventuali variazioni in corso, da cui sviluppare estrapolazioni; ma sempre più rilevanti diventano oggi fonti quali le riviste accademiche o i report di organizzazioni internazionali, che fotografano fenomeni emergenti in corso che possono influenzare in modo determinante i megatrend sul medio-lungo periodo e sono caratterizzate da alta affidabilità (nel caso delle riviste scientifiche per via del processo di revisione tra pari su cui si basano); più recentemente, perlomeno per alcuni ambiti selezionati, fonti interessanti possono risultare i social network, se si sfruttano metodiche di text analysis che permettono di comprendere come sta cambiando il “sentiment” di grandi comunità.
Ciò che fa la differenza resta tuttavia l’analisi dell’esperto, la sua capacità di leggere i fenomeni in ottica multidimensionale e cogliere impatti potenziali e variazioni emergenti; una capacità che va continuamente allenata a causa dei limiti imposti dalla parcellizzazione del sapere e dalla visione di breve durata, di cui soffrono non solo gli esperti, ma il complesso della società in cui viviamo.

