• 14 Dicembre 2023

I mondi di westworld – distope tecnologiche e futuri sintetici

I mondi di westworld – distope tecnologiche e futuri sintetici

I mondi di westworld – distope tecnologiche e futuri sintetici 661 1024 Roberto Paura

Westworld – Dove tutto è concesso è una delle serie più evocative del discorso contemporaneo sul futuro tecnologico. Se la sua diretta ispirazione, Il mondo dei robot di Michael Crichton, afferiva ancora all’immaginario classico sui robot, che si completa con le “Tre leggi della robotica” di Isaac Asimov, scolpite nella roccia del “secondo ordine dei simulacri”, per dirla con Jean Baudrillard – cioè l’ordine della fabbrica, della catena di montaggio, del proletariato industriale – Westworld è frutto dell’avvento del “terzo ordine”, quello “del modello”, del digitale: di quella virtualità, in sostanza, che rende indistinguibili organico e artificiale, originale e copia, l’ordine in cui questa stessa distinzione diventa non pertinente, ma superflua… L’era dell’immaginario definito da Blade Runner, dal cyberpunk e da tutto il dibattito sul postumano.

Il volume raccoglie i contributi del seminario tenuto nel 2021 all’Università di Napoli Federico II, coordinato da Adolfo Fattori.

Marianna Carbone si occupa di come si è trasformata la rappresentazione del robot, dalle origini della sua evoluzione fino alla più recente commistione tra naturale e artificiale, attraverso il fantastico e la fantascienza, e di come questo immaginario abbia stimolato la moda nelle sue ricerche estetiche. Un viaggio attraverso riferimenti, immagini, modelli visivi in Westworld, che rimandano anche ad altre icone della letteratura.

Elena Ciccarelli si chiede nel suo scritto se e cosa può collegare la romantica Dolores, una delle protagoniste assolute della serie tv, a una dolce ragazzina dai capelli biondi e dal vestito azzurro come Alice, colei che esplorò il “Paese delle Meraviglie” di Lewis Carroll. Al centro dell’indagine è il modo di ambedue di interrogarsi sul mondo che le circonda e che per qualche motivo appare strano fin dal principio.

Enrico Ciccarelli, partendo dalla premessa che il senso comune è la calce della nostra realtà sociale, propone un’analisi di come esso venga messo in discussione di fronte ad eventi straordinari e, a modo loro, rivelatori, attraverso l’esplorazione di alcune produzioni neoseriali,

Alberto De Mascellis riflette sul fatto che, se vivere l’altro da sé è un’esperienza quotidiana, così è impossibile pensare ad essa senza percepire un’insopprimibile sensazione di timore: se è vero che il solo atto di incrociarsi per strada tra sconosciuti apre a un tacito gioco di sguardi, in cui ci si rassicura a vicenda sulle proprie intenzioni, Westworld promette un mondo dove nessuna di queste rassicurazioni sia più necessaria.

Adolfo Fattori osserva come i residenti di Westworld si trovino a ripercorrere – come ontogenesi e/o filogenesi – le stesse tappe che ha percorso l’umanità: sviluppo della coscienza di sé/costruzione sociale della realtà, assegnazione di senso e di sensi. Fino a porsi il problema del rapporto fra la propria esistenza, il destino, il caso…

Giulia Iannuzzi prosegue il percorso delineando le matrici culturali del parco a tema e dell’umano artificiale nelle grandi esposizioni universali otto- e novecentesche, mentre il problema dello statuto dell’essere artificiale rimanda alla lunga storia della “alterizzazione” della diversità con cui le scienze dell’uomo hanno partecipato alla costruzione epistemologica dell’imperialismo europeo nel globo.

Vittoria Laboccetta si concentra sul tema della coscienza, presente sullo sfondo della serie, partendo dalle ricerche di Antonio Damasio e dalla sua critica a Cartesio, approfittando del suo essere strettamente connesso al dibattito sulla “coscienza artificiale” degli androidi, dei cyborg, dei replicanti.

Per Valerio Pellegrini Westworld racconta il post-umano a partire dalle interfacce poste tra i viventi e i sistemi: corpi biologici, androidi e intelligenze artificiali che si muovono su più piani di una realtà nel contempo materiale e immateriale, secondo regole che mimano le dinamiche degli attuali social network e dei videogame open-world.

Mario Tirino e Lorenzo Di Paola, attraverso un’analisi dello slittamento di senso della frontiera e dell’evoluzione del genere western, provano a definire modalità, pratiche e ambienti entro cui gli spettatori/utenti possono fare esperienza del West, nella variegata costellazione di possibilità offerte dai mondi digitali.

Aurelia Zucaro, connettendosi alla logica distopica della narrazione seriale, si è chiesta, tornando alla nostra esperienza concreta, come cambia la comunicazione, in particolare la comunicazione istituzionale, in tempi di pandemia. E ancora, che ruolo hanno i media tradizionali e quelli digitali nelle dinamiche di potere che caratterizzano gli stati di emergenza. Quali rischi si corrono, e quali risposte possiamo offrire in termini di strategie di ricerca.