FUTURI 11: Teoria e prassi dei futures studies

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Teoria e prassi dei futures studies sono al centro del nuovo numero di Futuri, la rivista semestrale dell’Italian Institute for the Future. Il numero ospita contributi metodologici per fornire al lettore un orientamento ai nuovi strumenti per indagare i futuri e spunti di riflessione su come teoria e prassi possano essere coniugate in modo fruttuoso nell’attività dei futuristi. Tra gli altri temi: la geopolitica nel Maghreb, le politiche europee sulla ricerca e l’innovazione, il futuro del diritto spaziale e gli scenari della disabilità nell’epoca dell’IA. Chiude il numero un forum su come governare l’evoluzione umana nell’epoca dell’accelerazione tecnologica rispettando i principi etici. Il racconto è di Rich Larson.


Editoriale

Da tempo abbiamo accettato l’idea che la storia non sia solo un insieme di fatti, eventi e fenomeni “morti”, cristallizzati nel loro passato ormai andato, ma un terreno “vivo” di ricerche, ricostruzioni, revisioni, scontri anche feroci, non solo tra chi la storia la studia, ma anche da parte di chi della storia vive le conseguenze nel presente. Nuovi studi possono portare a nuove scoperte in grado di riscrivere i libri di storia e fornirci un’idea diversa del nostro passato. Attraverso una meticolosa decostruzione di miti e concezioni erronee, intere epoche storiche ci vengono restituite in una veste nuova: accade così, per esempio, che il medioevo immaginato dai romantici come l’età buia dello smarrimento della ragione non abbia niente a che vedere con quello studiato dai medievisti contemporanei.

Altre operazioni revisionistiche sono invece decisamente più pericolose: c’è stato, per esempio, un revisionismo della storiografia della Rivoluzione francese che, seppure ha avuto il merito di liberarci da concezioni ormai sorpassate di quegli eventi, muoveva dall’obiettivo di “raffreddare” la materia storica, affinché non potesse più essere usata per mettere in discussione l’ordine liberale del presente. C’è stato un revisionismo del fascismo e del nazionalsocialismo, il primo mosso da obiettivi storiografici onesti, il secondo da motivazioni politiche ben più disoneste, che getta ancora oggi un’ombra pesante sui nostri sistemi democratici. Nel Mezzogiorno d’Italia si assiste da molti anni a tentativi revisionistici, portati avanti da storici spesso improvvisati ma sostenuti da ampie fette della popolazione, per decostruire il mito risorgimentale e recuperare un’identità meridionale pre-unitaria.

Almeno in quest’ultimo caso, la “riscrittura” del passato rappresenta al tempo stesso un’operazione di opposizione al presente che nasconde, al suo interno, l’obiettivo di riappropriarsi di un futuro diverso. Di fronte a una Questione Meridionale all’apparenza insolubile, la reazione è quella di opporsi a chi viene ritenuto responsabile, nel passato, della creazione dell’attuale stato di cose, con l’obiettivo di liberarsi dalle pastoie del presente e immaginare un futuro diverso. Operazione che appare però destinata al fallimento, dal momento che il passaggio successivo, quello dell’immaginazione di un futuro diverso, è del tutto assente nel discorso revisionista, completamente ripiegato su una concezione rancorosa del passato. Il “non più” non riesce a diventare “non ancora”.

La dimensione del “non ancora” rappresenta la parte prescrittiva dei futures studies, la disciplina che si occupa di studiare i diversi futuri potenziali e le diverse concezioni del futuro a cui aspirano gruppi diversi e spesso in opposizione tra loro. Ancor di più dello studio del passato, infatti, i futures studies – la “futurologia” – non si limitano a un’analisi avalutativa del loro oggetto di studio, dal momento che, a differenza del passato, il futuro è aperto e plurale, potenziale, in attesa di passare da potenza ad atto. Esiste, certamente, una dimensione descrittiva, che impiega metodologie di varia natura per individuare le tendenze più promettenti, gli scenari più plausibili e credibili. Ma a ciò si affianca sempre l’indicazione del futuro preferibile, delle azioni da mettere in campo per assecondarlo, o per contrastare, all’opposto, la realizzazione dei futuri non auspicabili. Teoria e prassi dei futures studies, dunque, sono al centro di questo numero di Futuri.

Troverete all’interno importanti contributi metodologici, tesi a fornire al lettore un orientamento ai nuovi strumenti per indagare i futuri: metodologie qualitative (è il caso del design fiction o dell’approccio generazionale), metodologie quantitative (come nel caso della network analysis) e approcci misti (per esempio lo studio sullo spirito innovatore della Fondazione Human+). Ma anche spunti di riflessione su come teoria e prassi possano essere coniugate in modo fruttuoso. Un esempio lo fornisce il denso intervento del presidente della World Futures Studies Federation (di cui il nostro Istituto è membro istituzionale), Erik Øverland, che recupera dalla filosofia strumenti importanti per rimettere in discussione le fondamenta epistemiche della disciplina al fine di renderla in grado di affrontare le grandi sfide del XXI secolo, così come i primissimi studi sul futuro riuscirono a fornire ai decisori politici strumenti importanti per affrontare le sfide di quel periodo, dalla nascita del pensiero ecologico ai rapporti Est-Ovest. Emblematica in tal senso è la figura di Eleonora Barbieri Masini, co-fondatrice e a lungo presidente della World Futures Studies Federation, che quest’anno ha compiuto 90 anni. Per celebrare il suo fondamentale apporto ai futures studies, ospitiamo in questo numero un ampio intervento di Carolina Facioni sul contributo di Barbieri Masini non solo nel fondare la disciplina, ma anche nel metterla in opera attraverso i suoi importanti contributi a progetti internazionali di primissimo piano, come quelli sull’empowerment femminile, mettendo in discussione le categorie del suo presente per indirizzarle verso un futuro diverso.

Il “forum” che ospitiamo a conclusione di questo numero è una riflessione sui paradigmi interpretativi del grande problema che accompagnerà la nostra civiltà in questo secolo, ossia il rapporto tra Uomo e tecnologia. Anche in questo caso, strumenti concettuali provenienti dal passato possono aiutarci oggi a ragionare sugli scenari futuri e le strategie da adottare affinché la dialettica Uomo-tecnologia produca una sintesi inclusiva a beneficio di tutti, che non venga messa al servizio di pratiche di dominazione e oppressione ma anzi acceleri i processi di liberazione dai paradigmi egemonici della modernità. Teorie che dobbiamo impegnarci a tradurre in pratica concreta, perché il “non più” si trasformi nel “non ancora”, ossia in nuovi orizzonti di senso nei quali agire il futuro.

Roberto Paura

Sommario

EDITORIALE

BOLLETTINO

SCENARI

Dario Cristiani
Il Maghreb futuro: transizioni tra élite in mutamento, gioventù insoddisfatte e pluralizzazione geopolitica

Rita Giuffredi
«…before it is too late»: contrazione della dimensione temporale e retorica dell’urgenza nei discorsi europei sulla ricerca

Veronica Moronese
Lo sfruttamento ai fini commerciali dello spazio: questioni di diritto

Antonio Prestipino
Nuove tecnologie, professioni e mondo della disabilità intellettiva: il “dopo di noi” negli scenari di lungo periodo

TEORIA E PRASSI DEI FUTURES STUDIES

Erik F. Øverland
Prospettivismo universale: nuovi sviluppi teorici nel settore dei futures studies

Carolina Facioni
Per una sociologia dei futuri: il contributo di Eleonora Barbieri Masini alla fondazione dei futures studies

Gloria Puppi
L’esplorazione di mondi attraverso l’invenzione di oggetti: il design fiction

Michele Lo Re
La network analysis come strumento di supporto per gli esperti di futures studies

Isabella Pierantoni
Indizi di futuro in azienda: la convivenza generazione e i megatrend

Alberto Robiati
Spiriti innovativi: una ricerca della Fondazione Human+ sui profili degli innovatori

Rosalba Sarnataro
Giovani e visioni del futuro. Un’indagine empirica a Napoli

FORUM: TECNOETICA, TRANSUMANESIMO, TECNOUMANO

Riccardo Campa
Tecnoetica. Una breve storia della disciplina e alcune considerazioni sui suoi fondamenti

Giovanni C. Stile
Rivoluzione scientifica e rivoluzione cristiana: alle origini del transumanesimo

Roberto Paura
L’anima nell’epoca della sua riproducibilità tecnica: quale dialogo tra transumanesimo e antropologia cristiana?

NARRAZIONI

Rich Larson
Il ritorno

AUTORI

 

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