Riconoscendo un ruolo privilegiato alla dimensione del “futuro preferibile”, i Futures Studies incoraggiano l’uso di metodi partecipativi per coinvolgere gruppi sociali quanto più vari e ampi nella discussione sui possibili futuri.
Il Future Workshop progettato negli anni Ottanta da Robert Jungk è tra i primi importanti metodi partecipativi e prevede tre fasi: nella “fase critica” i partecipanti mettono in discussione il presente e le tendenze attuali; nella “fase della fantasia” immaginano il futuro preferibile che vorrebbero vedere realizzato entro l’orizzonte di tempo atteso; nella “fase della realizzazione” elaborano un piano di azione per passare dal presente criticato al futuro desiderato[1].
Una variante oggi molto impiegata di questo metodo è quella dei “Tre Orizzonti”, sviluppata da Bill Sharpe, che per le prime due fasi integra l’analisi delle tendenze, mentre per la fase della realizzazione può o meno integrare il metodo del backcasting, che permette di definire il piano d’azione a ritroso[2].
Per l’analisi dei megatrend uno dei metodi partecipativi più recenti è il Megatrends Engagement Tool sviluppato dal Competence Center on Foresight del Joint Research Center della UE, che utilizza i 14 megatrend monitorati a livello europeo per analizzare con i partecipanti le possibili implicazioni di policy[3]. Per individuare le potenziali wild card, ossia imprevisti sistemici che generalmente l’analisi dei megatrend ignora (“cigni neri”), un metodo tipico è la Ruota dei futuri, sviluppata da Jerome Glenn: si tratta di un metodo di brainstorming strutturato che stimola i partecipanti a immaginare le conseguenze di primo, secondo e terzo livello di incognite ed eventi imprevisti[4].
Un metodo fondato sull’analisi di profondità della struttura del presente per mutarne le condizioni, al fine di “aprire” il futuro a evoluzioni diverse, è la Causal Layered Analysis (“Analisi causale stratificata”) sviluppata da Sohail Inayatullah. Tale metodologia prevede di esplorare un problema a diversi livelli di profondità, dal più basilare (“metafore e miti”) salendo poi verso il livello del discorso (worldview) e delle cause strutturali. Questa analisi è propedeutica alla trasformazione del presente modificando gli archetipi di pensiero soggiacenti, quindi le narrazioni dominanti, e infine le cause sistemiche[5].
[1] Robert Jungk, Norbert R. Müllert, Future workshops: How to Create Desirable Futures, London, Institute for Social Inventions, 1987.
[2] Bill Sharpe, Three Horizons: The Patterning of Hope, Chramouth, Triarchy Press, 2013.
[3] Jacqueline Whyte, Megatrends Assessment Tool: An exploratory workshop, Luxembourg, Publications Office of the European Union, 2024.
[4] Jerome C. Glenn, The Futures Wheel, in Futures Research Methodology, cit.
[5] Sohail Inayatullah, Causal layered analysis: Poststructuralism as method, “Futures”, 30(1998)8, p. 815-829.