Dal convegno Between Science & Society la sfida della comunità scientifica per riavvicinarsi alla società

bss2019-convegno

Un futuro prossimo in cui i robot fanno la maggior parte dei lavori umani, la tendenza a curarsi da soli attraverso il dottor internet, l’allarmismo con cui ci si avvicina alle ricerche su eventi catastrofici come il rischio vulcanico. Sono la paura e la diffidenza ad aumentare la distanza tra comunità scientifica e cittadini, tra chi fa ricerca e la società civile, una distanza che tende ad aumentare in questi anni e su cui la comunità scientifica si è interrogata a Napoli, nella due giorni del convegno “Between Science and Society BSS2019 – Scienza e società verso il 2030“, organizzata dall’Italian Istitute for the Future.

“Dobbiamo ragionare – spiega Roberto Paura, presidente dell’IIF – sulla governance del cambiamento scientifico tecnologico: l’idea tradizionale che comunicare i dati scientifici al pubblico basti a colmare il bisogno di conoscenza è superato. Dal dibattito di Napoli è emersa la necessità di democratizzare il progresso, coinvolgendo i cittadini, rendendoli protagonisti di un transizione che cambierà il loro futuro“. La diffidenza rispetto a chi lavora al progresso tecno-scientifico arriva spesso dalla paura ad esempio della disoccupazione tecnologica: “Secondo McKinsey il 42% dei lavori in Europa sono già automatizzabili – spiega Paura – dobbiamo quindi capire come gestire la preoccupazione dei cittadini che pensano a un futuro distopico e inquietante, in cui i robot non li aiutano ma magari si prendono il lavoro dei loro figli. Lo stesso avviene sul cambiamento climatico, di cui i cittadini si sentono vittime. Abbiamo il dovere di portarli al centro”. Un umanesimo tecnologico che “Between Science and Society” vuole concretizzare con un percorso iniziato nei due giorni di Napoli: “Nell’Istituto – prosegue Paura – nascerà un’iniziativa strutturata per il dialogo scienza-società che proseguirà il percorso anche con workshop partecipativi, coinvolgendo associazioni civiche, studenti, semplici cittadini che vogliano partecipare”. 

“Nella mia esperienza di sismologo e vulcanologo – spiega Giuseppe De Natale dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, co-organizzatore del convegno – la comunicazione corretta e costante con la popolazione esposta al rischio è fondamentale, anche se purtroppo spesso trascurata. Nella carenza di comunicazione, allignano le “fake news”, che in questo campo prendono la forma dell’allarmismo, del complottismo e della polemica sterile. Io mi occupo anche di energia geotermica e anche in questo campo, ancor più delicato perché coinvolge direttamente interessi economici e industriali, fioccano purtroppo le ‘fake news’ catastrofiste in assenza di informazioni corrette, comprensibili e capillari”.

All’estero stanno provando a ridurre la distanza tra cittadini e scienziati con un coinvolgimento diretto: “Il Los Angeles Times –  spiega Sergio Ferraris, direttore della rivista QualEnergia – ha pubblicato online un reportage sull’erosione costiera in California spiegando tutti i problemi e proponendo anche ai lettori un gioco in cui puoi fare l’amministratore pubblico e fronteggiare il problema dei quartieri che verranno distrutti rispettando gli interessi in gioco, il budget a disposizione, la vita dei cittadini. Questo crea empatia e consapevolezza“.

Mirella Orsi, giornalista scientifica e co-organizzatrice di “Between Science and Society” sottolinea: “A Napoli è partito un percorso perché la conoscenza scientifica arrivi più efficacemente ai cittadini. Esiste senza dubbio l’esigenza crescente di rendere il cittadino parte più attiva del progresso scientifico, questo tuttavia, non deve farci dimenticare che un opinione non ha lo stesso valore di una affermazione basate su dati scientifici. Con questo convegno, abbiamo fatto un primo piccolo passo ma serve il lavoro di tutti per continuare questo percorso. Il rapporto tra scienza e società deve evolvere ripensando alla comunicazione e questo sarà possibile solo se divulgatori, accademici e giornalisti laveranno insieme valorizzando le rispettive competenze.”

Nel corso del convegno di Napoli sono stati portati alcuni esempi di scollamento tra i cittadini e la comunità scientifica come la tendenza crescente all’autocura: “E’ in aumento – spiega Barbara Saracino, dell’Università Federico II di Napoli –  anche se non drasticamente ed è diffusa soprattutto tra e persone più istruite che tendono ad affidarsi al web e alla televisione. Contrariamente a quanto si crede le trasmissioni scientifiche in tv reggono il passo e sono considerate più affidabili del web anche dai giovani. Il web è però una enorme cassa di risonanza visto che la percentuale di persone in Italia che vorrebbe che i vaccini non fossero obbligatori è di circa il 5% (ma sul web le loro teorie hanno avuto una enorme risalto)”.

Sulla pagina del programma sono in corso di pubblicazione le presentazioni dei relatori.

Rassegna stampa

No comments yet.

Lascia un commento