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Sempre più stiamo scoprendo che l'intelligenza non è una prerogativa degli esseri umani, ma in forme diverse appartiene anche al mondo animale non-umano, a quello vegetale e forse a quello artificiale. Come possiamo ripensare la convivenza sulla Terra in chiave non antropocentrica? L'approccio more-than-human, che riconosce diritti anche al mondo non-umano, e le nuove filosofie dell'Antropocene ci aiutano a ripensare il nostro futuro.
"Chthulucene" è un'opera ideata e diretta da Jiabao Li, ricercatore che studia le intersezioni tra arte, tecnologia e biologia. Ispirata al pensiero di Donna J. Haraway, riflette sul piano della produzione immaginativa le teorie sviluppate dalla filosofa della scienza., immaginando una nuova era postumana che raccoglierà la "spazzatura dell'Antropocene".
“Indagini sul postumano” è il ciclo di incontri organizzato dall’Italian Institute for the Future e dalla libreria The Spark a Napoli per discutere di scenari e visioni del futuro umano nel post-Antropocene. Obiettivo è quello di fare chiarezza tra molti discorsi che spesso nel dibattito pubblico si sovrappongono, ma che sono in realtà molto diversi tra loro, su come stiamo ripensando l’identità umana sotto la reciproca pressione della nuova era delle macchine “intelligenti” e dell’Antropocene, che richiede una ridefinizione della divisione tra Uomo e Natura e che sta spingendo verso un ripensamento delle “intelligenze non-umane”.
L’approccio verso quanto proviene dall’Africa sta cambiando, anche nel campo stilistico, poiché le sempre più frequenti fasi migratorie dal continente africano in Occidente comportano necessariamente una rivisitazione anche antropologica degli standard di riferimento culturali. Si assiste all'emergere di una nuova coscienza collettiva in cui il linguaggio artistico e pedagogico della moda diventa universale.
Analogico e digitale sono oggi in un costante rapporto dialogico in cui prendono forma nuove forme biologiche. Nell'interattività tipica del cyberspazio i sensi si evolvono e si scontrano con la costante tendenza del cervello a rimanere ancorato alla fisicità del corpo. Tutto questo porta al paradosso di macchine ad alte prestazioni che replicano le capacità sensoriali in un processo di delega cognitiva che porta all'atrofia delle sensazioni umane naturali.