Con l’obiettivo di diventare sempre più un forum di dibattito, impegno e discussione sui futuri dell’Europa e dell’Unione Europea, e al contempo favorire l’applicazione dei Futures Studies in relazione ai temi europei, il Center for European Futures (CEF) ha deciso di lanciare una Call, aperta e permanente, per raccogliere paper di ricerca e analisi da pubblicare nella collana dei suoi Research Paper Series.

La Call è aperta sia a giovani studiose/i, sia ad accademiche/ci ‘senior’. Potenziali temi da sviluppare includono tutte le questioni rientranti nel settore allargato delle Scienze Sociali (inclusa la filosofia della scienza), che:

  • toccano, direttamente o indirettamente, lo spazio Europeo: politica e società, sfera digitale, istituzioni, cultura e beni comuni, politica economica, studi di genere, arti performative, mutamenti, etc.
  • offrono riflessioni sui futuri possibili di temi specifici e questioni legate all’Europa (ad esempio, i futuri dell’integrazione europea, dell’ambiente in Europa o dei beni comuni, del lavoro, etc.).
  • propongono “esercizi di futuro”, ovvero esercizi di immaginazione (e re-immaginazione) di aspetti più o meno specifici dei futuri possibili dell’Europa, dell’UE, e delle società europee.

I Research Papers attesi sono analisi originali, rigorose, scritte in modo chiaro e conciso così da favorire un’ampia circolazione delle idee. La lunghezza dei manoscritti deve essere ricompresa tra le  6000 e 8000 parole massimo, ivi comprese note e bibliografia. Tutti i paper sono sottoposti a valutazione double-blind. I lavori saranno pubblicati con l’ISBN dell’Italian Institute for the Future Press, e una apposita selezione sarà inoltre ripubblicata in forma di capitoli per lo  Yearbook of the Center for European Futures (cadenza annuale).

Si prega di inviare candidature e proposte corredate di nome e cognome, affiliazione (se presente), una breve nota biografica (no CV), titolo e breve abstract di massimo 300 parole al seguente indirizzo email: info@europeanfutures-iif.com

Il nuovo contributo della serie CEF Research Papers a cura del Center for European Futures, firmato da Roberta Ferrara (Università di Napoli L’Orientale), è dedicato agli impatti della crisi pandemica e della Brexit sul futuro dell’integrazione europea, focalizzandosi su due aspetti: l’evoluzione del principio di solidarietà e i possibili scenari di un’integrazione differenziata.

Il principio di solidarietà è apparso sin dalle origini del progetto europeo con la Dichiarazione Schuman (1950), per poi essere istituzionalizzato e consolidato nella cornice legale dei trattati che, negli anni, si sono susseguiti. Tuttavia, nonostante la sua valenza etica e politica, non sempre il concetto di solidarietà ha trovato concretezza nelle azioni dell’UE. Questo è risultato evidente, soprattutto, durante la crisi economica che ha travolto l’Eurozona dal 2010, a seguito della crisi finanziaria del 2008. Di fronte a quella che veniva considerata l’irresponsabilità finanziaria di alcuni Stati membri (i cosiddetti PIIGS, acronimo di Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna), che aveva messo a repentaglio la stabilità dell’intera Eurozona, si rispose – su insistenza della Germania – imponendo il paradigma dell’austerità.

Dopo un decennio di difficoltà economiche e politiche, l’anno 2020 ha ulteriormente messo a dura prova la resilienza dell’Unione Europea e la sua capacità di tenuta. Oltre alle innumerevoli crisi degli anni passati, infatti, l’UE si è trovata questa volta ad affrontare due eventi fortemente destabilizzanti che hanno rischiato di comprometterne gli equilibri interni: la pandemia da Covid-19 e la Brexit. Mentre la gestione dell’emergenza sanitaria, e dei suoi drammatici risvolti socioeconomici, ha messo in dubbio la coesione e la solidarietà europea, l’uscita “ad ogni costo” del Regno Unito dall’UE ha esacerbato il timore di una graduale dissoluzione dell’Unione.

In tale difficile contesto, quello che viene definito il “lungo Covid” – ossia la pandemia sanitaria più le sue conseguenze socioeconomiche – ha messo gli Stati membri e l’UE di fronte all’evidenza che non si poteva più “continuare come prima”. Il paper L’Unione europea post-2020. Analisi e prospettive per il futuro prova a tracciare un quadro possibile di un’Unione Europea post-2020, analizzando (1) l’evoluzione del concetto di solidarietà prima e dopo la pandemia, e (2) l’impatto della Brexit sul processo di integrazione europea. Alle conclusioni sono, invece, affidate alcune riflessioni sul futuro dell’UE.

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In Europa – intesa dal punto di vista geografico – esiste una regione che è stata a lungo considerata come “l’Altro”, qualcosa di estraneo e apparentemente lontano, un luogo spesso dipinto come tribale e caratterizzato da conflitti perenni: i Balcani. Eppure, nei secoli, questa regione ha giocato un ruolo fondamentale per le sorti del vecchio continente. Egidio Ivetić, uno dei più importanti storici dell’area, ha definito i Balcani come un luogo «non più Occidente, non ancora pienamente Oriente. Di certo un meridione, ma in gran parte a sé rispetto al Mediterraneo». Dalla fine dell’esperienza jugoslava nei primi anni Novanta, i Balcani hanno rappresentato un importantissimo banco di prova per la politica estera dell’Unione Europea, posta di fronte alla necessità storica di integrare la regione nel proprio sistema.

Marco Siragusa, politologo esperto dell’area balcanica, presenta in questo paper – primo numero della serie CEF Research Paper Series del Center for European Futures – un bilancio di quello che è stato il rapporto tra Unione Europea e Balcani dagli anni Novanta, per poi analizzare le conseguenze, sia nelle relazioni tra le parti che a livello interno dei singoli Paesi, delle due grandi crisi dell’ultimo decennio: quella economica del 2008 e quella pandemica provocata dal Coronavirus. Il paper prova infine a ipotizzare alcuni possibili scenari futuri per l’area, specificamente in relazione al rapporto con l’Unione e con altri attori globali.

In quest’ultima parte sono tracciati diversi possibili scenari futuri, suddivisi in due macro-traiettorie. La prima si basa su un’evoluzione positiva del rapporto tra Unione Europea e Balcani occidentali alla luce dei progressi compiuti da questi ultimi in campi come lo stato di diritto, le performance economiche e la riconciliazione regionale. Questa traiettoria delinea tre esiti principali classificati per “gradi di ottimismo”: integrazione minima, parziale e totale.
La seconda traiettoria, di segno diametralmente opposto, si caratterizza per un approccio pessimista. In questo caso, processi già in fieri come il mantenimento del potere da parte di partiti nazionalisti, l’esasperazione delle diatribe regionali, l’influenza esercitata da altri attori globali o addirittura la fine dell’Unione Europea stessa, potrebbero portare al completo fallimento della politica di allargamento. Anche in questo caso sono delineati tre esiti possibili: interruzione del processo di adesione, superamento dell’Unione Europea, e riattivazione dei conflitti regionali.

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L’irrompere del Covid-19 è, a tutti gli effetti, un evento storico di portata globale, tale da scompaginare – per ampiezza e profondità – in modo significativo gli assetti politici, istituzionali, socio-economici e culturali delle società contemporanee. A titolo di esempio, basti solo considerare che, secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale (Fiscal Monitor, ottobre 2020), 100 milioni di persone scivoleranno nuovamente nella povertà a causa della pandemia, invertendo una tendenza – quella della fuoriuscita dalla povertà di enormi masse di persone – ormai pluridecennale. Continuando nella prospettiva socio-economica, l’impatto del Covid-19 (in particolare a causa delle necessarie misure di distanziamento sociale per limitare la diffusione del virus) ha già determinato una diminuzione senza precedenti dell’output produttivo, una diffusa crisi di liquidità, il crollo della domanda e di diversi settori quali turismo, ospitalità, ristorazione, e l’aumento significativo della disoccupazione. Ma la dimensione socio-economica è solo una tra le prospettive attraverso le quali provare a comprendere, intravvedendole, le conseguenze di lungo periodo di questo evento fondamentale: dalla dimensione sanitaria a quella istituzionale, dalle conseguenze psicologiche a quelle di politica internazionale, il Covid-19 lascerà un solco profondo nei rapporti sociali contemporanei a livello locale, nazionale, regionale e globale. Mai, come in questo momento storico, il futuro appare come uno spazio aperto e soprattutto incerto.

Questa Call For Papers inaugura la serie speciale di Futuri a cura del Center for European Futures (CEF). In questo numero inaugurale ci è sembrato quasi naturale far ricadere la scelta del tema dall’“incontro” di due macro-dimensioni: l’Europa, cioè la regione del mondo al centro dalle attività interdisciplinari del centro, e il Covid-19.

Obiettivo del numero speciale, dunque, è indagare l’impatto del Covid-19 sul futuro dell’Europa, e dell’Unione Europea, da una prospettiva multi-tematica e interdisciplinare. Gli impatti possibili del Covid-19 nel medio e lungo termine in Europa sono il fil-rouge del numero speciale. Più in dettaglio, alcuni tra i temi di interesse per il numero speciale sono i seguenti (lista non esclusiva):

  • Gli scenari futuri del processo di integrazione europea dopo il Covid-19: declino o accelerazione dell’unificazione politica e istituzionale sovranazionale?
  • L’Unione Europea e le relazioni internazionali. Questo tema può includere il futuro dei rapporti UE-US, UE-Cina, o gli accordi commerciali internazionali, etc.
  • La politica economica dell’UE e dell’Eurozona: oltre l’austerità?
  • Varietà dei capitalismi europei.
  • La politicizzazione delle fratture sociali nello spazio europeo (anche extra-UE), tra (apparente) crisi dei populismi e nuovi possibili conflitti.
  • La crisi del Covid-19 in Europa da una prospettiva di genere.
  • L’UE e lo spazio mediterraneo: possibilità, sfide, futuri possibili.
  • Antropologia e sociologia dell’Europa attraverso il “prisma” del coronavirus.
  • Provincializzare l’Europa: i prodromi del declino del Vecchi Continente?
  • Scenari demografici nel medio e lungo periodo.
  • Movimenti sociali e beni comuni in Europa.

Deadline e programma della pubblicazione

  • 15 Gennaio: invio degli abstract*
  • 25 Gennaio: comunicazione della selezione degli abstract
  • 15 Aprile: invio degli articoli
  • 15 Maggio: Feedback della valutazione peer-review
  • 15 Giugno: Invio degli articoli modificati alla luce delle indicazioni dei referee
  • Luglio 2021: pubblicazione del numero speciale

*Gli abstract, compresi tra le 350 e le 500 parole, devono contenere le principali indicazioni sui temi che si intendono trattare, le prospettive teoriche ed eventualmente metodologiche.

Istruzioni per gli autori

Gli autori sono invitati a inviare i loro abstract per e-mail all’indirizzo info@europeanfutures-iif.it.

La valutazione dei contributi di questo numero sarà subordinata a una modalità partecipativa di referaggio double-blind: gli autori si impegnano a valutare almeno un contributo di un altro autore. Gli articoli devono avere una lunghezza compresa tra le 25.000 e le 35.000 battute (inclusi spazi e bibliografia)

La bibliografia, citata con il sistema americano autore-data all’interno del testo, sarà redatta seguendo gli esempi di seguito:

  • Arnaldi S., Poli R. (a cura di), La previsione sociale. Introduzione allo studio dei futuri, Carocci, Roma, 2012.
  • Beckert J., Imagined futures: Fictional expectations in the economy, «Theory and Society», vol. 42 n. 3, 2013.
  • Fucile G., E rimarrà solo un apriscatole. Cultura del consumo e apocalissi letterarie, in Paura R., Verso F. (a cura di), L’umanità come forza geologica, Future Fiction, Roma, 2018.

All’interno del testo, le citazioni saranno effettuate utilizzando le virgolette a sergente («»). Le note a pié di pagina vanno limitate all’essenziale e in ogni caso non vanno utilizzate per i riferimenti bibliografici. Ogni informazione sulla call può essere richiesta al curatore, Adriano Cozzolino: a.cozzolino@europeanfutures-iif.it.

FUTURI è una rivista semestrale sui futures studies, edita dall’Italian Institute for the Future in volume e in digitale.
È riconosciuta rivista scientifica in Italia per l’Area 14 (Scienze politiche e sociali). 

Quali sono le principali tendenze che caratterizzano l’ordine internazionale? Quali i futuri possibili delle relazioni internazionali e dell’Unione Europea?

Per rispondere a queste domande, il Center for European Futures ha preparato un working paper con l’obiettivo di riassumere alcuni dei principali megatrend che stanno caratterizzando la sfera internazionale, dal consolidamento del mondo multipolare alla de-globalizzazione, dal ripiegamento degli Stati Uniti al soft power cinese, dall’instabilità del Medio Oriente con le varie “primavere” alla “nuova guerra fredda araba”, fino ai diversi scenari dell’integrazione europea e dell’Unione nei prossimi anni. In questo quadro già in trasformazione, il Covid-19 agisce come un ‘cigno nero’, cioè l’evento inatteso che può accelerare e ridefinire le tendenze in atto.

Questo lavoro, che inaugura le pubblicazioni del CEF, rappresenta una prima cartografia delle tendenze internazionali per orientarsi al meglio verso i futuri delle relazioni internazionali.

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L’Italian Institute for the Future ha istituito un nuovo centro di competenza per gli studi sul futuro dell’Europa: il Center for European Futures (CEF), nominando come suo direttore Adriano Cozzolino, post-doc fellow presso l’Università della Campania Luigi Vanvitelli.

L’esigenza di focalizzare sempre più l’attenzione sugli scenari europei in questo frangente storico che impone sfide significative al progetto di integrazione europea e in generale all’intero continente ha spinto l’IIF a concentrare in un centro specialistico le analisi riguardanti i grandi megatrend geopolitici, sociali ed economici e gli scenari di lungo termine conseguenti in Europa. Il gruppo di ricerca guidato da Adriano Cozzolino ha già lavorato a due capitoli della Guida ai megatrend globali di recente pubblicazione, dedicati specificamente a Unione Europea e Ordine Globale. Il nuovo centro si è posto l’obiettivo di lavorare, nei prossimi mesi, a una serie di documenti di analisi sul futuro dell’Europa, avvalendosi anche di una vasta rete di università e centri di ricerca nazionali che operano nell’ambito degli studi politici e internazionali.

“Gli studi sul futuro – e più in generale la cultura dell’anticipazione – hanno avuto un grande slancio negli ultimi anni. Ad esempio l’Unesco dedica una parte rilevante delle sue attività alla futures literacy, cioè educazione all’immaginazione del futuro come creazione umana”, ricorda Adriano Cozzolino, neo-direttore del CEF. “Il futuro non è solo attività di previsione ma soprattutto uno spazio di possibilità, un esercizio di immaginazione di futuri auspicabili e di azione. Riteniamo che questo ‘esercizio’ sia oggi più urgente che mai: crisi climatica, crisi socio-economica e disuguaglianze crescenti, sfiducia nell’azione politica collettiva ci chiamano ad uno sforzo di “riapertura” del futuro, o meglio, di futuri possibili. Se il vecchio adagio neoliberale ci dice che ‘non c’è alternativa’, noi invece riteniamo che il futuro sia proprio uno spazio di possibilità e alternative. Per questo abbiamo deciso di fondare il Centre for European Futures – CEF, un centro di ricerca interdisciplinare, divulgazione, consulenza e formazione che metta al centro gli studi e l’immaginazione dei futuri possibili in particolare nello spazio europeo. Il Centro è parte del primo Istituto italiano dedicato al futuro, cioè l’Italian Institute for the Future.”

Fanno parte del CEF Giulia Cimini (Università di Bologna), vicedirettrice; Valerio Alfonso Bruno (Centre for Analysis of the Radical Right), Maria Francesca De Tullio (Università di Anversa), Roberta Ferrara (Università di Napoli L’Orientale), Marzia Ippolito (Università della Basilicata).

Il sito del CEF è www.europeanfutures-iif.it.

Per maggiori informazioni: info@europeanfutures-iif.it

È disponibile il nuovo numero di FUTURI, dedicato al tema Il futuro delle organizzazioni. Lavoro e creatività. Il titolo riprende quello del Terzo Incontro dei Futuristi Italiani, tenutosi al CNEL di Roma il 23 e 24 maggio 2019 e organizzato dall’Associazione dei Futuristi Italiani con la collaborazione dell’Italian Institute for the Future e del nodo italiano del Millennium Project, di cui questo numero di FUTURI ospita i contributi.

Un’occasione per riflettere su come applicare gli strumenti dei futures studies alla trasformazione dei modelli organizzativi per renderli maggiormente in grado di rispondere alle sfide di lungo termine: dalla scuola alla formazione professionale, dai sindacati al mondo aziendale, dalla politica agli ambienti urbani, passando per i cambiamenti della lingua, le implicazioni della robotica, la sfida delle grandi piattaforme digitali e i metodi di futuro.

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SOMMARIO

EDITORIALE

Roberto Poli
Mara Di Berardo
Roberto Paura

BOLLETINO IIF

IL FUTURO DELLE ORGANIZZAZIONI. LAVORO E CREATIVITÀ

#METODI

Processi anticipatori e complessità sociale: per il superamento di una visione prescrittiva dell’anticipazione
Luciano d’Andrea, Giovanni Caiati e Andrea Declich

Il futuro come processo di re-framing collettivo: la “ricerca processuale” per l’elaborazione del “dopo-sviluppo”
Vincenza Pellegrino

Il Real Time Delphi per il futuro di lavoro e tecnologia al 2050: azioni prioritarie
Mara Di Berardo

Il futuro come strumento di analisi sociale: un esercizio di operativizzazione dell’avvenire
Rosalba Sarnataro

#SOCIETÀ

Il futuro dell’assicurazione. Opportunità e minacce delle tecnologie digitali nell’assicurazione del futuro
Alberto Cevolini, Elena Esposito

Sostenibilità diffusa, società distribuita
Maria Teresa Gatti

Ritorno alle origini. Le parole sono importanti?
Vera Gheno

Il futuro degli ambienti di vita
Massimo Pica Ciamarra

#WELFARE

Il futuro delle organizzazioni passa per l’ecosistema 4.0
Marco Bentivogli

Il futuro non si prevede: si costruisce
Michele Buonerba

La creatività sociale per il lavoro: la promozione dell’assessorato al futuro nelle città
Maria Luisa Caringella

Un nuovo contratto sociale per evitare la grande segregazione
Mario Mantovani

#SCUOLA

Ricomincio da me: un progetto di orientamento al futuro
Stefania Rubatto, Antonella Di Sessa

Occupazione per i giovani nel 2030 in aree alpine remote? Il progetto ALPJOBS, futures literacy per comunità e lo sviluppo locale
Rocco Scolozzi, Gian Antonio Battistel, Alessandro Gretter, Antonio Furlanetto, Roberto Poli

#FORMAZIONE

Pensiero manageriale e pensiero prospettico
Angela Gallo

Generare futuro: la creazione di nuovi spazi narrativi e progettuali attraverso processi di comunicazione anticipante
Maurizio Goetz

L’apprendimento del futuro nelle organizzazioni
Paolo Limoncelli, Lucio Monterubbiano, Chiara Moroni 

#POLITICA

Il metodo degli scenari per lo studio della “democrazia digitale”. Quattro possibili evoluzioni delle comunità politiche occidentali
Gabriele Giacomini

Il futuro delle organizzazioni: tendenze evolutive e implicazioni per la Difesa
Claudio Icardi

Protezionismo e internazionalizzazione nell’era digitale: nuovi rischi dei mercati futuri e opportunità per le aziende
Zeno Poggi

#POSTUMANO

Vivere con un robot migliora oppure corrompe il nostro carattere?
Maurizio Balistreri

Quando (e se) decideranno i robot: la nuova sfida etica dei Futures Studies?
Carolina Facioni

Potere digitale e futuro umano
Giovanni Vannini

NARRAZIONI

La sindrome di Kessler
Giovanni De Matteo

È disponibile il documento finale del progetto europeo T.A.K.E. PART, acronimo di “Transnational Activities for Key digital skills on Engagement and youth PARTicipation”, realizzato dall’Italian Institute for the Future e dallo European Movement Albania nel 2019 grazie a un finanziamento del programma Erasmus+ azione KA3 (Supporto alla riforma delle politiche).

L’Handbook on Key Digital Skills for Youth Participation raccoglie tutti contributi prodotti dai 100 partecipanti under-30 al progetto, provenienti da Albania e Italia, nel corso dei meeting preparatori e dei due seminari transnazionali realizzati a Napoli nel giugno e novembre 2019.

Obiettivo dell’Handbook è duplice: da un lato compie un’analisi dello stato della democrazia digitale in Europa attraverso lo studio di alcune migliori pratiche (Decidim, LiquidFeedback, Participa, Rousseau) e delle strategie di democrazia partecipativa nei contesti locali di riferimento (Tirana e Napoli); dall’altro contiene un’ampia serie di proposte per potenziare la partecipazione attiva dei giovani cittadini ai processi decisionali attraverso gli strumenti digitali in una prospettiva al 2030, con progetti pratici a cui le amministrazioni locali possono ispirarsi per lo sviluppo delle loro strategie di democrazia partecipativa.

L’Handbook include anche un’ampia introduzione teorica a cura di Mara Di Berardo, esperta del progetto, responsabile italiana del Millennium Project.

Scarica l’Handbook

Quali sono le tendenze e i fenomeni destinati a forgiare il futuro? Come è cambiato il mondo negli ultimi decenni e cosa può insegnarci lo studio delle dinamiche di lungo periodo su come cambierà nei prossimi anni? Cosa sono i megatrend e in che modo la loro reciproca relazione trasformerà le nostre società? Sono queste le domande che spingono la nostra ricerca all’Italian Institute for the Future.

Con la Guida ai megatrend globali vogliamo condividere con voi alcune delle risposte che abbiamo trovato, offrendo ai lettori una panoramica a 360° delle grandi tendenze che guideranno l’evoluzione umana nel XXI secolo, in un’ottica multidisciplinare e di lungo periodo. Dai cambiamenti climatici al cibo, dall’energia alla politica internazionale, dall’automazione alla demografia, fino ai fenomeni più recenti e radicali come la space economy, la realtà virtuale, l’intelligenza artificiale: una guida fondamentale per immaginare il futuro studiando il presente.

Roberto Paura, presidente dell’Italian Institute for the Future e curatore dell’opera, spiega così gli obiettivi della Guida ai megatrend globali:

Questa Guida presenta 20 megatrend. La loro scelta è dipesa dal lungo lavoro che il nostro Istituto porta avanti da anni sulla comprensione delle dinamiche di lungo periodo. Molti nostri lettori conoscono i rapporti annuali Long-Term Megatrends che pubblichiamo annualmente, nei quali elenchiamo ogni anno dieci fenomeni emergenti destinati a influenzare l’evoluzione futura della nostra società. Da quelle analisi, e da quelle che svolgiamo sistematicamente nella nostra attività di ricerca, formazione e consulenza, abbiamo isolato 20 megatrend strutturali, che non sono quindi fenomeni emergenti, ma dinamiche già da tempo in atto e che continueranno per tutto il corso di questo secolo (almeno) a definire il nostro futuro. Questi megatrend strutturali sono a loro volta il prodotto di cinque “driver” di cambiamento, definiti driver STEEP: società, tecnologia, economia, ambiente (environment) e politica. Ogni megatrend è il frutto dell’interazione, della combinazione e dell’influenza reciproca di due o più driver.

I venti temi (e i venti capitoli) della Guida ai megatrend globali sono: Antropocene, Demografia, Longevità, Urbanizzazione, Disuguglianze, Ordine internazionale, Unione europea, Digitalizzazione, Intelligenza artificiale, Automazione, Realtà virtuale, Cyberwar, Space economy, Trasporti, Energia, Alimentazione, Turismo, Empowerment ed etica, Religioni, Rischi esistenziali.

Hanno collaborato a questo volume: Valerio Alfonso Bruno, Riccardo Campa, Giulia Cimini, Roberto Colella, Fabio Corbisiero, Adriano Cozzolino, Shata Diallo, Carolina Facioni, Roberta Ferrara, Piero Messidoro, Veronica Moronese, Carmen Papaleo, Daniela Porpiglia, Alberto Robiati, Gennaro Russo, Tommaso Tosi, Claudio Voto.

Il volume è disponibile in cartaceo e ebook dal 16 giugno in esclusiva sul sito dell’Italian Institute for the Future e dal 1° luglio su tutte le principali librerie online.

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È online Futura Network, il nuovo progetto editoriale di ASVIS – Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, l’organizzazione che dal 2016 unisce in Italia tutte le realtà che si occupano di promuovere e realizzare gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 dell’ONU, e di cui l’Italian Institute for the Future è membro istituzionale. Il portale è il risultato del lavoro del gruppo “Oltre il 2030“, nato nel 2018 in seno all’ASVIS con l’obiettivo di promuovere i futures studies, la previsione sociale e l’anticipazione in Italia: un’iniziativa di Enrico Giovannini, portavoce di ASVIS, a cui subito l’IIF ha aderito come partner strategico.

Dopo aver raccolto pareri e opinioni di esperti e grande pubblico in una serie di eventi promossi dall’IIF – in particolare l’Isola del Futuro al Salone del Libro di Torino 2019 e il III Incontro dei Futuristi Italiani al CNEL di Roma – il gruppo di lavoro ha deciso, anche in considerazione del drammatico cambio di rotta prodotto dall’emergenza Covid-19, di puntare su un progetto editoriale che coniughi le visioni di lungo termine con l’esigenza di un cambiamento sostanziale nel breve periodo. Sulla base di queste considerazioni, “Oltre il 2030” è diventato Futura Network.

Futura Network, coordinato dalla redazione online di ASVIS guidata da Donato Speroni (membro del consiglio scientifico dell’IIF) e affiancato dall’esperienza di Luca De Biase, direttore di Nova-Il Sole 24 Ore, si avvale del contributo operativo della Fondazione Unipolis e della partnership dell’Italian Institute for the Future, di Harvard Business Review Italia e del Master in Previsione Sociale dell’Università di Trento.

Del comitato di direzione, composto da Luca De Biase, Valentina Doorly, Enrico Giovannini, Monica Maggioni, Maria Luisa Parmigiani, Roberto Poli (membro del consiglio scientifico dell’IIF), Alessandro Rosina, Chiara Saraceno, Enrico Sassoon, Donato Speroni, Cristina Tagliabue, fa parte anche il presidente dell’IIF Roberto Paura.