L’eredità della missione Kepler e il punto sul futuro dell’esplorazione spaziale

transits2_on_starfield_editable_02_20x30

Si è tenuto lo scorso 4 ottobre a Napoli, presso la Biblioteca Storica di Ingegneria alla Scuola Politecnica e delle Scienze di Base dell’Università Federico II, il seminario di Roger C. Hunter, direttore NASA per il programma “Small Spacecraft Technology”. Il Dr. Hunter è stato il program manager della famosa missione Kepler della NASA, che ha recentemente avuto notevole risonanza sui mezzi di stampa e di informazione per la scoperta di numerosi esopianeti nella Via Lattea, al di fuori del nostro sistema solare. Il telescopio Kepler è stato lanciato nello spazio nel 2009 con un vettore Delta da Cape Canaveral ed è ancora oggi in orbita intorno al Sole, puntando con sofisticati strumenti ottici un incredibile numero di stelle della nostra galassia per identificare pianeti potenzialmente abitabili con caratteristiche simili alla Terra. Ad oggi più del 70% degli esopianeti classificati è stato identificato e confermato grazie a questo telescopio.

Dr. Roger C. Hunter, NASA

Dr. Roger C. Hunter, NASA

Il seminario, organizzato dal Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università di Napoli Federico II e dal Center for Near Space dell’Italian Institute for the Future, ha suscitato l’interesse di oltre cento studenti e ricercatori, affascinati dagli argomenti trattati non solo per i contenuti ingegneristici, scientifici e tecnologici, ma anche per gli aspetti sociali, culturali e filosofici.

Ad introdurre la conferenza è stato il professore Raffaele Savino dell’Università di Napoli Federico II, esperto di tematiche spaziali, che ha ricordato come questo sia un momento particolarmente interessante per l’esplorazione spaziale in Europa e nel mondo. Nei giorni scorsi si è conclusa positivamente la missione Rosetta dell’Agenzia Spaziale Europea, che ha portato dopo un viaggio di oltre 12 anni e 6 miliardi di chilometri la sonda Philae sulla cometa 67P/Churyumov–Gerasimenko. E nella seconda metà di ottobre entrerà nella sua fase cruciale la missione europea ExoMars, con il distacco dell’orbiter dal modulo che attraverserà l’atmosfera marziana per poi “ammartare” sulla superficie del pianeta rosso e inviare sulla terra, attraverso l’orbiter, i dati scientifici rilevati. Altri interessanti programmi in corso negli Stati Uniti comprendono la missione Osiris-Rex, lanciata meno di un mese fa, che raggiungerà l’asteroide 101955 Bennu nel 2019 per eseguire studi ed il prelievo di campioni di materiale da riportare a terra per la successiva analisi. Senza dimenticare i programmi di cooperazione internazionale per l’utilizzo dell’orbita bassa, le iniziative commerciali tra cui i programmi di Space X e di altri privati come Sierra Nevada che stanno radicalmente cambiando la visione di accesso e utilizzo dello spazio.

Il Dr. Hunter e, da sinistra, i Proff. Raffaele Savino e Antonio Moccia, Dipartimento Ingegneria Industriale.

Il Dr. Hunter e, da sinistra, i Proff. Raffaele Savino e Antonio Moccia, Dipartimento Ingegneria Industriale.

Dopo l’intervento del professor Savino, il professor Antonio Moccia, direttore del Dipartimento di Ingegneria Industriale della Federico II, ha rimarcato il fatto che la scuola aerospaziale napoletana ha una lunga tradizione di attività aerospaziali cominciata con gli storici programmi di esplorazione polare del generale Umberto Nobile e proseguite con Luigi Napolitano, autore di numerosi esperimenti in microgravità. Successivamente Moccia ha illustrato brevemente le principali linee di ricerca del Dipartimento sottolineando come da sempre la scuola aerospaziale napoletana sia attiva in filoni quali la microgravità, l’aerotermodinamica ed il telerilevamento.

Ha preso dunque la parola l’ing. Gennaro Russo, direttore del Center for Near Space, centro di competenza dell’Italian Institute for the Future. Uno degli obiettivi primari del Centro è stimolare la nascita e la crescita in Italia dell’Astronautica Civile, ovvero di un settore commerciale con tanto di imprenditori privati capace di rendere lo spazio accessibile e fruibile per tutti. Per fare ciò è indispensabile diffondere il più possibile la conoscenza e la consapevolezza di ciò che significa “spazio”, e di quanto questo sia molto più raggiungibile di quanto non di creda. Ispirare i giovani ed attrarli verso le attuali attività spaziali è un must, non meno di quanto non lo sia stato agli albori dell’aviazione civile nella prima metà del secolo scorso.

Il Dr. Hunter con l'Ing. Gennaro Russo, Center for Near Space

Il Dr. Hunter con l’Ing. Gennaro Russo, Center for Near Space

Roger Hunter ha entusiasmato la platea raccontando il significato della ricerca di pianeti simili alla terra in una porzione della regione della Via Lattea più vicina a noi. Si tratta di una zona in prossimità della costellazione del Cigno dove sono state monitorate con continuità oltre 140.000 stelle. Grazie al programma Kepler, cercando periodiche diminuzioni di luminosità delle stelle, si è passati dai tre esopianeti conosciuti nel 2009 prima del lancio della sonda agli oltre 5000 candidati pianeti oggi catalogati. Molto interessante è l’aver scoperto che quasi la metà di questi pianeti è caratterizzato da una dimensione che non ha riscontro tra i pianeti del sistema solare. Quasi a dire che è il sistema dove viviamo ad essere un’anomalia!

Durante i sette anni di vita della missione fin qui passati, i tecnici e scienziati della NASA hanno dovuto affrontare dei problemi tecnici per niente insignificanti. Il fatto più eclatante è stato che due delle quattro ruote di inerzia – sottosistemi utilizzati per il controllo fine dell’assetto della sonda e quindi per il puntamento accurato del telescopio – si sono guastate a distanza di circa sei mesi l’una dall’altra. Sembrava che la missione fosse destinata a concludersi anzitempo con la perdita di ingenti risorse. E invece gli specialisti hanno trovato il modo di procedere; sfruttando il vento solare sono riusciti a garantire una sufficiente accuratezza di puntamento tale che il telescopio ha continuato a prendere immagini e raccogliere dati.

Una recentissima scoperta di Kepler di particolare curiosità ed importanza è quella di un corpo celeste delle dimensioni di Giove che orbita intorno a due stelle nella costellazione del Cigno. Così, ancora una volta, la fantascienza è diventata realtà; il riferimento è ad alcune scene immaginate molti lustri fa da George Lucas nel suo Star Wars in cui la vita su un pianeta extrasolare era illuminata da due soli. Immaginate che in quella situazione, oggi dimostrata essere reale, la nostra ombra non è più sola, ha rilevato Hunter!

Un altro importante aspetto evidenziato dal Dr. Hunter è il tempo. Tutte le osservazioni di Kepler sono relative ad oggetti risalenti a migliaia di anni luce di distanza; quindi, qualunque deduzione possiamo fare sull’abitabilità di eventuali esopianeti, essa è relativa a situazioni ampiamente passate.

La gremita Biblioteca Storia di Ingegneria dell’Università di Napoli Federico II

La gremita Biblioteca Storia di Ingegneria dell’Università di Napoli Federico II

Ma molte sono le domande aperte che facilmente passano dalla sfera scientifica a quella filosofica: questi pianeti potrebbero essere (stati) abitati da specie viventi? Cosa dobbiamo intendere per specie viventi? Dato che le osservazioni basate sulla tecnologia odierna sono relative a passati assai remoti, come potrebbero essersi evoluti questi altri mondi? Sono domande destinate a restare senza risposta per lunghissimo tempo ancora, anche se l’umanità sta facendo passi enormi verso lo spazio e sappiamo per certo che il primo uomo e la prima donna che metteranno piede su Marte sono già nati.

Dopo la presentazione dell’ospite della NASA, il convegno è stato caratterizzato da un interessante dibattito fra i partecipanti con numerose domande tecniche, scientifiche e filosofiche. Siamo soli nell’universo? Quasi certamente no, ma con le tecnologie odierne non abbiamo alcuna possibilità di raggiungere il più vicino degli esopianeti rilevati. Missioni come Kepler sono costose? Certo, ma molto meno di quanto si pensi: 500 milioni di euro, ovvero una caffè e mezzo per ogni statunitense! L’eventuale arrivo su uno di questi esopianeti da quale bandiera dovrebbe essere caratterizzato? Sarebbe certamente un passo enorme per l’intera umanità e perciò dovrebbe sicuramente essere accompagnato da simboli generali della specie umana come le placche imbarcate sulle sonde Pioneer 10 e 11 ad inizio degli anni ’70.

La conferenza ha rappresentato un’ulteriore dimostrazione della vivacità della comunità spaziale napoletana e della Campania che, nell’attuale tendenza dei giovani ad emigrare verso altri paesi, è un segnale evidente della necessità di ampliare la sfera di influenza non solo agli addetti ai lavori (ingegneri aerospaziali, professori, ricercatori, dottorati e studiosi post-doc) ma anche professionisti di altre discipline (fisici, architetti, umanisti), giovani in senso ampio, studenti delle scuole secondarie, entusiasti dello spazio. Siamo comunque felici di poter confermare che lo spazio riesce ancora ad attrarre l’attenzione del pubblico generale, rappresentando fonte di grande ispirazione.

Il Center for Near Space incontra la NASA da sinistra: Vincenzo Torre, Roberto Paura, Gennaro Russo, Roger Hunter, Raffaele Savino

Il Center for Near Space incontra la NASA
da sinistra: Vincenzo Torre, Roberto Paura, Gennaro Russo, Roger Hunter, Raffaele Savino

No comments yet.

Lascia un commento