È disponibile FUTURI n. 9: “Vivere (bene) nel 2030”

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Il 2030 è praticamente dopodomani. Lasciamo da parte, quindi, auto volanti e colonie sulla Luna – le stesse idee del futuro che si rincorrono da almeno sessant’anni – e confrontiamoci con realtà di gran lunga più prosaiche: città sempre più grandi, popolazioni sempre più vecchie, tecnologie pervasive, migrazioni di massa, fenomeni climatici estremi, disoccupazione tecnologica, democrazie in crisi. Come affrontare questi problemi? Le Nazioni Unite hanno adottato nel 2015 gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, in sostituzione dei Millennium Development Goals adottati nel 2000: il futuro che questi obiettivi intendono conseguire è inclusivo, democratico, sostenibile. Il mondo del 2030 dovrebbe non solo essere un mondo meno povero e più sicuro, ma anche un mondo in cui la distanza tra i più ricchi e i più poveri diminuisce anziché aumentare, in cui il cambiamento climatico non mette a repentaglio l’esistenza di milioni di persone per la desertificazione o l’innalzamento del livello dei mari, in cui l’alfabetizzazione di massa consente alle donne di affrancarsi dal tradizionale ruolo che le vede relegate alla dimensione casalinga e incidere sulla crescita sociale e politica del Sud del mondo.

Anche l’Italia vuole fare la sua parte nella grande sfida lanciata dall’ONU: attraverso l’Alleanza italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASVIS), coordinata dall’ex ministro del Lavoro ed ex presidente dell’ISTAT Enrico Giovannini, centinaia di organizzazioni italiane – tra cui il nostro Istituto – sono impegnate ad adattare questi Obiettivi alla dimensione nazionale e affiancarli ad altre priorità non indicate dalle Nazioni Unite, come l’analfabetismo funzionale, le nuove emergenze sanitarie, l’armonizzazione del welfare state sulla base delle trasformazioni demografiche: first world problems, come direbbe qualcuno. Ma non certo problemi di poco conto. Perché, anche se in misura diversa rispetto ai Paesi in via di sviluppo, l’Italia è appesantita da molti vincoli che rendono lo scenario del 2030 assai meno roseo di quanto si potrebbe immaginare.

Al centro della riflessione che abbiamo condotto con il convegno “Vivere (bene) nel 2030”, organizzato il 26 maggio scorso alla Biblioteca Nazionale di Napoli nell’ambito del Festival dello Sviluppo Sostenibile, c’è il tema della qualità della vita. Tema attraverso il quale leggere i cambiamenti in corso, i vincoli e le opportunità per il futuro a medio termine del nostro Paese. Grazie alla collaborazione dell’AIQUAV – l’Associazione Italiana per gli studi sulla Qualità della Vita – abbiamo invitato alcuni esperti di livello nazionale a discutere non solo di scenari futuri, ma di strategie per migliorare la qualità della vita degli italiani che vivranno nel 2030; che, in massima parte, sono gli stessi che stanno leggendo questa rivista. Strategie per l’adattamento dell’Italia ai cambiamenti climatici e alle trasformazioni demografiche; nuove tendenze sull’alimentazione e sugli stili di vita; politiche per affrontare il crescente problema della disoccupazione tecnologica; nuovi modi di pensare gli spazi urbani per incoraggiare l’inclusione e la partecipazione democratica dei cittadini alle scelte urbanistiche; leggi da adottare per favorire lo sviluppo sostenibile.

Sono solo alcuni dei temi di cui leggerete in questo numero di Futuri. Parliamo anche di post-verità e gestione delle crisi, disintermediazione digitale e finanza, etica della medicina personalizzata, auto senza conducente e trasformazioni urbanistiche, utopie e distopie, futuro della lettura. Il racconto è di Nino Martino.

Roberto Paura
Direttore di FUTURI

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